Primo numero de I Quaderni di CICEDU
Il primo numero de I Quaderni di CICEDU è finalmente online. I quaderni è una pubblicazione occasionaale, per cui ha una cadenza incerta. Per il momento potete leggere i seguenti articoli nel primo numero:
- Un anno di CICEDU.org (CICEDU staff)
- Il diritto all’istruzione (Gaetana Pace)
- Rapporti dal mondo: commercio equosolidale in Norvegia (Lone Pålshaugen)
- Rapporti dal mondo: Volontariato in Africa al servizio dello sviluppo e dell’ambiente (Peter Owiti)
- Raccolta Fondi: Progetto educativo per gli esclusi sociali dalla scuola (Jean Christophe Ouedraogo)
- La Dichiarazione di Durban sul Commercio del Carbonio (CICEDU staff e Durban Group)
- Quale risposta alla crisi: sovranità o sicurezza alimentare? (Vito De Lucia)
Leggi il primo numero de I Quaderni di CICEDU
Verso Copenhagen: un’analisi critica della politica climatica di Barak Obama
CICEDU ha collaborato alla pubblicazione di un’analisi della politica climatica di Barak Obama. L’articolo è una versione rivista, corretta e ampliata del post pubblicato recentemente sul sito di Giustizia Climatica. Leggi l’articolo Verso Copenhagen: un’analisi critica della politica climatica di Barak Obama
Poznan: finanziamenti e adattamento
Comunque vadano i negoziati, e qualunque saranno gli obiettivi di riduzione dei gas climateranti nei prossimi decenni, alcune delle conseguenze dei cambiamenti climatici sono oramai inevitabili. A dire il vero, alcune conseguenze sono già riscontrabili (per dettagli si rinvia al quarto rapporto dell’IPCC sull’adattamento e le vulnerabilità). Ora, uno dei problemi centrali di equità della questione climatica risiede nel fatto che i paesi che meno hanno contribuito al surriscaldamento globale - i paesi in via di sviluppo - sono i più vulnerabili alle sue conseguenze dannose.
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La politica climatica Europea sembra “carbonizzarsi”…..
Mentre i negoziati a Poznan hanno preso il via, il tira-e-molla per arrivare all’accordo sul pacchetto UE clima ed energia - e sulla fase 3 dello schema europea di emissions trading - sembra prendere una piega poco rassicurante. Secondo Euractiv, sembra che l’ultima proposta di compromesso messa sul tavolo dalla Presidenza Francese renda il pacchetto un colabrodo:
As part of its push to reach an agreement, France is putting forward a compromise that includes free emission rights for coal plants, financial compensation for energy-intensive industries and extensive use of third country emissions reductions to meet CO2 ‘effort sharing’ targets.
In altre parole, si prevede la distribuzione gratuita dei permessi di emissioni a quelgli stati membri la cui produzione energetica dipenda dal carbone per oltre il 30%. Inoltre, sono previste compensazioni finanziarie per quelle industrie ad alta intensità energetica (quali cemento, alluminio etc.), in modo tale da ridurre gli effetti “negativi” sulla competitività.
Infine, i limiti per l’utilizzazione di crediti acquisiti attravero il Clean Development Mechanism sarebbero rilassati enormemente, arrivando a consentire che tali crediti - o offset - possano rappresentare fino al 70% degli obiettivi di riduzione di gas climalteranti.
La leadership Europea sui cambiamenti climatici sembra quindi che stia per carbonizzarsi, per poi andare in fumo.
Foreste, tecnologia e finanziamenti: una visione condivisa a Poznan?
Durante le sessioni di apertura della conferenza di Poznan è emerso chiaramente come l’Unione Europea voglia enfatizzare una visione condivisa per il raggiungimento di un obiettivo globale al 2050. Questo si inserisce nella strategia- non solo europea - di includere i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) in questa visione condivisa, con l’intento di fargli accettare obblighi di riduzione quantificati a Copenhagen. Questa visione condivisa però non sembra essere la priorità dei paesi del G77 o della Cina, che vorrebbero spendere meno tempo su tale questione e focalizzare i negoziati sui punti più importanti epr loro: trasferimento di tecnologia e finanziamenti. Addirittura molte delegazioni di paesi in via di sviluppo hanno chiesto di spostare le discussioni sulla visione condivisa a Marzo 2009.
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Si apre la COP14 a Poznan: burocrazia del clima o giustizia climatica?
La Conferenza numero 14 della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) si è aperta oggi Poznan, in Polonia. Il numero dei partecipaanti è di 11.000, includendo rappresentanti governativi, del mondo del business e dell’indsutria, di NGO e di istituti accademici e di ricerca: parlare di burocrazia del clima non sembrerebbe fuori luogo.In particolare, le riunioni officiali sarannp le seguenti:
[...] the 14th Conference of the Parties (COP 14) to the UN Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) and the fourth Conference of the Parties serving as the Meeting of Parties to the Kyoto Protocol (COP/MOP 4). In support of these two main bodies, four subsidiary bodies will convene: the fourth session of the Ad Hoc Working Group on Long-term Cooperative Action under the Convention (AWGLCA 4); the resumed sixth session of the Ad Hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol (AWG-KP 6); and the 29th sessions of the Subsidiary Body for Implementation (SBI 29) and Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice (SBSTA 29). A joint COP and COP/MOP high-level segment with government ministers and other senior officials will also take place from 11-12 December.
L’obiettivo è di portare avanti i negoziati iniziati a Bali l’anno passato, e avvicinanrsi al raggiungimento di quell’accordo su un successore del Protocollo di Kyoto previsto per la conferenza di Copenhagen l’anno prossimo. Le discussioni saranno incentrate sui “pilastri” del Bali Action Plan: mitigazione, adattamento, tecnologia e finanza e investimenti. La domanda che ci poniamo è cosa ne sarà della giustizia climatica, e se riuscirà a prevalere sulla burocrazia del clima.
In parallelo alla Conferenza ufficiale, vari gruppi, network e movimenti ambientalisti, di solidarietà e per la giustizia climatica si sono mobilitati per assicurare che qualunque accordo climatico rispetti dei criteri minimi di giustizia ambientale e sociale. Il CICEDU seguirà attentamente gli sviluppi della Conferenza, e riporterà qui sul blog.
Obama: cambiamento oppure illusione?
Gli Stati Uniti hanno eletto un nuovo Presidente: Barak Obama. Un’elezione storica da molti punti di vista, la cui campagna elettorale è stata dominata da promesse e speranze di “cambiamento”. Ma parlando di cambiamenti, che propspettive di cambiamento di politica e strategia climatica fornisce Obama? Continua a leggere
Una breve critica alla posizione italiana sulla politica climatica
La polemica tra Governo Italiano e Commissione Europea non si placa. Il Governo italiano ha richiesto un “pausa”, ovvero una sospensione dell’applicazione della regolamentazione sulle emissioni di gas serra per i prossimi 12-15 mesi al fine di verificarne i costi. Lunedì vi sarà un incontro tra il Commissario Europea all’Ambiente Dimas e il Ministro delll’Ambiente Italiano Prestigiacomo. Non solo i cambiamenti climatici divengono un problema economico (piuttosto che ambientale, sociale e culturale), questa “economizzazione” del problema consente di subordinare il problema economico “clima” al problema economico “crisi finanziaria”.
Ma cerchiamo di inquadrare la politica climatica Italiana alla luce di due considerazioni: una relativa alla polemica specifica aperta sulla politica climatica europea dal Governo Berlusconi; l’altra più in generale sulla visione e politica climatica del Governo.
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L’Italia non raggiungerà i suoi obiettivi di riduzione di gas serra
Secondo un nuovo rapporto dell’Agenzia Ambientale Europea (AAE, in inglese), l’Europa-15 sarà in grado di raggiungere i propri obiettivi “cumulativi” di riduzione di gas serra. In realtà però, disaggregando i dati per singoli paesi, emerge che tre paesi non riusciranno a raggiungere i propri obiettivi: Danimarca, Spagna e Italia.
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Italia contro Europa sulle politiche climatiche: rinnegando la nostra responsabilità
La crisi finanziaria ha anche effetti climatici. Per via della congiuntura economico-finanziaria, il governo Berlusconi si è detto pronto ad utilizzare il veto per fermare i pur modesti obiettivi climatici dell’Europa, ossia il famoso 20-20-20: nel 2020, riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, 20% di quota di energie rinnovabili e aumento del 20% dell’efficienza energetica (e - in più - il controverso obiettivo del 10% di biocarburanti per trasporti).
Una nota del Consiglio Europeo, in svolgimento e previsto per il 15 e il 16 Ottobre, ha confermato la determinazione a mantenere gli impegni presi in materia di politica climatica ed energetica. Il presidente della commissione europea, Josè Barroso, in una conferenza stampa di oggi 15 ottobre ha parimenti manifestato chiaramente la sua intenzione di mantenre inalterati gli obiettivi europei sul clima, dicendo che il clima non è un optional, né un aperitivo, e neppure un digestivo. Non ci si può impegnare solo quando ci si sente bene. E ha invitato a considerare flessibilità solamente sui meccanismi e le modalità di raggiungimento degli obiettivi, non sugli obiettivi stessi.
Il governo Berlusconi intanto (assieme al Governo polacco) non ci sta.
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