Il mercato del carbonio non salverà il pianeta: nuovo libro pubblicato in occasione della COP15 a Copenhagen

Upsetting the Offset Un nuovo libro intitolato Upsetting the Offset: The Political Economy of Carbon Markets è stato appena pubblicato, in modo da coincidere con la COP 15 a Copenhagen. Il libro, che critica il mercato del carbonio, è suddiviso in tre parti: una parte di teoria critica, un parte di case studies da tutto il mondo mondo, e infine una parte in cui si delineano alcune possibili soluzioni alternative. Il libro, pubblicato dall’editore indipendente Mayfly Books, e curato da Steffen Böhm e Siddhartha Dabhi, due accademici dell’Università dell’Essex, nel Regno Unito, continene i contributi di più di 30 esperti internazionali (tra cui quello di Vito De Lucia, ricercatore associato del CICEDU, e membro fondatore di Eco Pax Mundi/GiustiziaClimatica, intitolato “Hegemony and Climate Justice: a Critical Analysis“).
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Dichiarazione della società civile su tecnologia e precauzione alla COP 15 di Copenhagen

look before you leap: immagine creata da ETCGroup

È sempre più evidente come alcuni paesi (ed in particolare Canada, USA e Regno Unito) stiano tentando di presentare l’accordo sulla tecnologia come il metro del successo della conferenza climatica di Copenaghen, per poi invece evitare qualsiasi accordo su elementi sostanziali. Il linguaggio proposto nei testi negoziali è così vago e impreciso, che quasi qualunque tecnologia, anche pericolosa o dannosa come energia nucleare e geo-ingegneria, potrebbe venire considerata ai fini della mitigazione o dell’adattamento ai cambiamenti climatici, e quindi venir legittimata, istituzionalizzata e ricevere nuovi finanziamenti. C’è bisogno di prevenire questa situazione. Questa dichiarazione (alla cui formulazione ha partecipato anche Eco Pax Mundi/GiustiziaClimatica) è un primo passo in questa direzione. Questa dichiarazione sarà presentata pubblicamente durante una conferenza stampa a Copenaghen il 10 Dicembre 2009.
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Il principio delle comuni ma differenziate responsabilità

Il principio di comuni ma differenziate responsabilità è uno dei pilastri del diritto internazionale ambientale e dello sviluppo sostenibile. È emerso inizialmente ed è stato esplicitamente formulato nel contesto della Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo tenutasi a Rio nel 1992, il cosiddetto Earth Summit. Il principio trova le sue origini in considerazioni e principi generali di equità del diritto internazionale. In particolare, il principio di comuni ma differenziate responsabilità informa la Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite e il Protocollo di Kyoto, ed è uno dei principi guida della politica climatica, in vista di un nuovo accordo internazionale che succeda al Protocollo di Kyoto a partire dal 2012. Questo articolo,, pubblicato in collaborazione con Giustizia Climatica discute i seguenti punti: la genesi e i gli obiettivi del principio, l’applicazione nel regime climatico ad oggi, il principio nel più ampio contesto dello sviluppo sostenibile, ed infine alcune proposte per rendere operativo il principio in uno scenario post-Kyoto.
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Primo numero de I Quaderni di CICEDU

Il primo numero de I Quaderni di CICEDU è finalmente online. I quaderni è una pubblicazione occasionaale, per cui ha una cadenza incerta. Per il momento potete leggere i seguenti articoli nel primo numero:

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Verso Copenhagen: un’analisi critica della politica climatica di Barak Obama

CICEDU ha collaborato alla pubblicazione di un’analisi della politica climatica di Barak Obama. L’articolo è una versione rivista, corretta e ampliata del post pubblicato recentemente sul sito di Giustizia Climatica. Leggi l’articolo Verso Copenhagen: un’analisi critica della politica climatica di Barak Obama

Poznan: finanziamenti e adattamento

Comunque vadano i negoziati, e qualunque saranno gli obiettivi di riduzione dei gas climateranti nei prossimi decenni, alcune delle conseguenze dei cambiamenti climatici sono oramai inevitabili. A dire il vero, alcune conseguenze sono già riscontrabili (per dettagli si rinvia al quarto rapporto dell’IPCC sull’adattamento e le vulnerabilità). Ora, uno dei problemi centrali di equità della questione climatica risiede nel fatto che i paesi che meno hanno contribuito al surriscaldamento globale - i paesi in via di sviluppo - sono i più vulnerabili alle sue conseguenze dannose.
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La politica climatica Europea sembra “carbonizzarsi”…..

Mentre i negoziati a Poznan hanno preso il via, il tira-e-molla per arrivare all’accordo sul pacchetto UE clima ed energia - e sulla fase 3 dello schema europea di emissions trading - sembra prendere una piega poco rassicurante. Secondo Euractiv, sembra che l’ultima proposta di compromesso messa sul tavolo dalla Presidenza Francese renda il pacchetto un colabrodo:

As part of its push to reach an agreement, France is putting forward a compromise that includes free emission rights for coal plants, financial compensation for energy-intensive industries and extensive use of third country emissions reductions to meet CO2 ‘effort sharing’ targets.

In altre parole, si prevede la distribuzione gratuita dei permessi di emissioni a quelgli stati membri la cui produzione energetica dipenda dal carbone per oltre il 30%. Inoltre, sono previste compensazioni finanziarie per quelle industrie ad alta intensità energetica (quali cemento, alluminio etc.), in modo tale da ridurre gli effetti “negativi” sulla competitività.
Infine, i limiti per l’utilizzazione di crediti acquisiti attravero il Clean Development Mechanism sarebbero rilassati enormemente, arrivando a consentire che tali crediti - o offset - possano rappresentare fino al 70% degli obiettivi di riduzione di gas climalteranti.

La leadership Europea sui cambiamenti climatici sembra quindi che stia per carbonizzarsi, per poi andare in fumo.

Foreste, tecnologia e finanziamenti: una visione condivisa a Poznan?

Durante le sessioni di apertura della conferenza di Poznan è emerso chiaramente come l’Unione Europea voglia enfatizzare una visione condivisa per il raggiungimento di un obiettivo globale al 2050. Questo si inserisce nella strategia- non solo europea - di includere i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) in questa visione condivisa, con l’intento di fargli accettare obblighi di riduzione quantificati a Copenhagen. Questa visione condivisa però non sembra essere la priorità dei paesi del G77 o della Cina, che vorrebbero spendere meno tempo su tale questione e focalizzare i negoziati sui punti più importanti epr loro: trasferimento di tecnologia e finanziamenti. Addirittura molte delegazioni di paesi in via di sviluppo hanno chiesto di spostare le discussioni sulla visione condivisa a Marzo 2009.
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Si apre la COP14 a Poznan: burocrazia del clima o giustizia climatica?

La Conferenza numero 14 della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) si è aperta oggi  Poznan, in Polonia. Il numero dei partecipaanti è di 11.000, includendo rappresentanti governativi, del mondo del business e dell’indsutria, di NGO e di istituti accademici e di ricerca: parlare di burocrazia del clima non sembrerebbe fuori luogo.In particolare, le riunioni officiali sarannp le seguenti:

[...] the 14th Conference of the Parties (COP 14) to the UN Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) and the fourth Conference of the Parties serving as the Meeting of Parties to the Kyoto Protocol (COP/MOP 4). In support of these two main bodies, four subsidiary bodies will convene: the fourth session of the Ad Hoc Working Group on Long-term Cooperative Action under the Convention (AWGLCA 4); the resumed sixth session of the Ad Hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol (AWG-KP 6); and the 29th sessions of the Subsidiary Body for Implementation (SBI 29) and Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice (SBSTA 29). A joint COP and COP/MOP high-level segment with government ministers and other senior officials will also take place from 11-12 December.

L’obiettivo è di portare avanti i negoziati iniziati a Bali l’anno passato, e avvicinanrsi al raggiungimento di quell’accordo su un successore del Protocollo di Kyoto previsto per la conferenza di Copenhagen l’anno prossimo. Le discussioni saranno incentrate sui “pilastri” del Bali Action Plan: mitigazione, adattamento, tecnologia e finanza e investimenti. La domanda che ci poniamo è cosa ne sarà della giustizia climatica, e se riuscirà a prevalere sulla burocrazia del clima.

In parallelo alla Conferenza ufficiale, vari gruppi, network e movimenti ambientalisti, di solidarietà e per la giustizia climatica si sono mobilitati per assicurare che qualunque accordo climatico rispetti dei criteri minimi di giustizia ambientale e sociale. Il CICEDU seguirà attentamente gli sviluppi della Conferenza, e riporterà qui sul blog.

Obama: cambiamento oppure illusione?

Gli Stati Uniti hanno eletto un nuovo Presidente: Barak Obama. Un’elezione storica da molti punti di vista, la cui campagna elettorale è stata dominata da promesse e speranze di “cambiamento”. Ma parlando di cambiamenti, che propspettive di cambiamento di politica e strategia climatica fornisce Obama?

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