Società multinazionali possono venir giudicate per violazione dei diritti umani in paesi in via di sviluppo

Il 12 ottobre la Corte d’Appello del Secondo Distretto statunitense ha emesso il verdetto nel caso Khulumani contro Barclays et al., stabilendo che il procedimento può proseguire verso il processo vero e proprio. La causa contesta a 23 società multinazionali l’aiuto e l’istigazione all’Apartheid attraverso finanziamenti e forniture di petrolio e armi, ed è stata iniziata da 87 persone sudafricane che furono vittime di gravi abusi dei diritti umani durante l’Apartheid. Il verdetto si poggia su norme di responsabilità di diritto comune e sull’Alien Claims Tort Act statunitense, che rende il giudice americano competente a giudicare di alcune violazioni di diritto internazionale dovunque avvengano. La decisione è un passaggio molto importante per la difesa dei diritti umani, dal momento che la Corte con questo verdetto stabilisce la possibilità che società multinazionali vengano giudicate per violazioni di diritti umani al di fuori del loro Stato di appartenenza, il che ha particolare rilevanza per paesi in via di sviluppo e paesi a regime totalitario (si pensi a Burma ad esempio).
Maggiori informazioni (in inglese)

La settimana di azione globale contro il debito e le IFI

debtweek logo La settimana del 14-21 Ottobre sarà la settimana dell’azione gloable contro il debito e le Istituzioni finanziarie Internazionali (IFI). L’azione, promossa da Debtweek.org, porta alla ribalta ancora una volta il problema del debito insostenibile dei paeisi in via di sviluppo, e la genesi di tale debito, che è il risultato di relazioni politico-economiche diseguali. In particolare, il debito continua ad esacerbare condizioni di povertà, e deruba i popoli dell’Africa, dell’America Latina e dei Caraibi, dell’Asia e del Pacifico di diritti umani fondamentali quali:

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Nuovo briefing CICEDU: Il Commercio del carbonio spiegato

Il Commercio del Carbonio spiegato è un breve briefing che illustra i vari meccanismi attraverso cui la “merce carbonio” è scambiata sui mercati internazionali. Il briefing spiega in poche parole Emissions Trading, Clean Development Mechanism, mercati offset volontari ed altro.

CICEDU ringrazia FERN, con la cui collaborazione il briefing è stato prodotto.

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Nuovi Progetti di CICEDU: accesso all’acqua e giustizia climatica

Due dei nuovi progetti di CICEDU sono ora partiti (or ri-partiti). Il Progetto Lalle è finalizzato a facilitare l’accesso all’acqua ad una piccola comunità del Burkina Faso, attraverso la costruzione di un pozzo. Il Programma Giustizia Climatica invece ha un respiro più ampio, e vuole promuovere l’integrazione delle politiche climatiche e della giustizia sociale. Magggiori informazione nella pagina dei progetti.

Le lezioni dell’Emissions Trading Scheme europeo

CICEDU pubblica la traduzione di un breve briefing - orginariamente preparato da FERN - che enumera le 6 lezioni da imparare dell’esperienza dell’Emissions Trading Scheme (ETS) europeo. Le conclusioni sono molto poco incoraggianti, visto il fallimento dello schema per quanto riguarda riduzione di emissioni e stimolo all’innovazione da un parte, e dall’altra visti i “regali” ottenuti da grandi società e generatori di energia in termini di profitti “gratuiti”. I perdenti? L’ambiente e i consumatori.

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Greenhouse Development Rights: una proposta per condividere equamente l’atmosfera e stabilizzare il clima

Il gruppo di EcoEquity ha pubblicato una proposta per condividere equamente l’atmosfera e stabilizzare il clima, chiamata Greenhouse Development Rights (GDRs). La proposta prende come punto di partenza l’obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra a livelli compatibili con l’aumenot della temperaura media globale terrestre di 2 gradi, che rappresenta la soglia oltre la quale si verificherebbero cambiamenti climatici potenzialmente disastrosi, come risulta dall’ultimo rapporto dell’ IPCC.

La proposta GDRs è un quadro di riferimento per la protezione climatica compatibile con un programma “d’emergenza” di stabilizzazione del clima, che allo stesso tempo garantisce il diritto allo sviluppo di tutti i popoli. Inoltre, i GDRs quantificano la responsabilità e la capacità dei vari paesi in modo tale da distribuire gli obblighi nazionali di finanziare mitigazione e adattamento in maniera equa e compatibile con il diritto allo sviluppo.

La vera novità dei GDRs - ad esempio rispetto al ben conosciuto approccio Contraction and Convergence - sta nel fatto che gli obblighi sono distribuiti in base ad un indicatore composito di responsabilità e capacità, che differenzia non solo tra paesi ricchi e paesi poveri ma anche tra ricchi e poveri all’interno dei singoli paesi, in modo tale da considerare esplicitamente e in maniera trasparente diseguaglianze socio-economiche al fien della distribuzione (internazionale e intra-nazionale) degli oneri finanziari di mitigazione e addattamento.

Il diritto allo sviluppo viene a corrispondere, nei GDRs, ad un’esenzione da obblighi di mitigazione, esenzione che appartiene ad individui e comunità povere, piuttosto che genericamente a paesi poveri.

I GDRs rappresentano quindi una proposta volta a rendere operativo il principio delle comuni ma differenziate responsabilità su cui si fonda il regime del diritto internazionale del clima, e riescono a portare al centro dell’attenzione il diritto allo sviluppo, riconoscendo come le emissioni siano solamente un mezzo.

Links: La pubblicazione | Il database dei dati utilizzati (il progetto è considerato open source dagli autori, per stimolare partecipazione ed evoluzioni)

Il Durban Group e la giustizia climatica

Il Durban Group è emerso in seguito della riunione di un gruppo di organizzazioni e movimenti sociali e ambientalisti tenutasi a Durban (Sud Africa) dal 4 al 7 Ottobre 2004 al fine di discutere possibilità realistiche di combattere i cambiamenti climatici. Il risultato della riunione fu la Dichiarazione di Durban sul commercio del carbonio, che si apre nel seguente modo: “Come rappresentanti di movimenti popolari e organizzazioni indipendenti rigettiamo l’ipotesi he il commercio del carbonio risolverà la crisi climatica. Questa crisi è stata causata in via preponderante dall’estrazione e l’uso di combustibili fossili e le conseguenti emissioni di carbonio negli oceani, nell’aria, nel suolo. Questo consumo eccessivo di combustibili fossili sta ora compromettendo la capacità della Terra di mantenere un clima vivibile.”

Il principale obiettivo del Durban Group è quello di mostrare come le politiche di mitigazione climatica basate sul commercio del carbonio - e quindi lo scambio di permessi di emissioni come lo shcema Europeo, o il Clean Development Mechanism - falliscano sul piano degli obiettivi di mitigazione e contribuiscano a peggiorare le condizioni di vita di gruppi marginalizzati, donne, comunità indigene e comunità povere. La Dichiarazione sottolinea inoltre come la “storia ha visto tentativi di mercificazione di terra, cibo, lavoro, foreste, acqua, risorse genetiche e idee. Il commercio del carbonio ricalca queste impronte storiche e trasforma il ciclo del carbonio della Terra in proprietà che si può comprare e vendere su un mercato globale. Attraverso questo processo di creazione di una nuova merce – il carbone – la capacità della Terra di supportare un clima favorevole alla vita e alla società umana viene rimesso nelle mani di quegli stessi interessi multinazionali che stanno creando la crisi climatica.”

CICEDU ha firmato questa Dichiarazione al fine di partecipare agli sforzi tesi a garantire che le politiche climatiche siano politiche di giustizia, in modo tale che il surriscaldamento globale non diventi una nuova opportunità di profitto e di privatizzazione di un bene comune (l’atmosfera), ed invece si trasformi in un’opportunità per ridurre ed eliminare diseguaglienze sociali ed ambientali.

A questo fine CICEDU è in procinto di lanciare un programma dedicato all Giustizia Climatica, basato su ricerca e diffusione di informazioni, anche attraverso collaborazioni col Durban Group, ricercatori e altre NGO.


La Dichiarazione di Durban sul commercio del carbonio in italiano

È disponibile ora la versione italiana della Dichiarazione di Durban sul commercio del carbonio, tradotta da CICEDU.  A presto informazioni sulla storia di questo documento e sugli obiettivi del movimento per la giustizia climatica.