Lo schema UE per il commercio del carbonio non è trasparente
Secondo la società di consulenza E3, sarebbe impossibile verificare l’intergità ambientale dei registri dei crediti della UE. E3 ha presentato un rapporto in cui emerge che i numeri di serie utilizzati per identificare blocchi di crediti di carbonio vengono riutilizzati, rendendo impossibile una verifica indipendente delle effettive riduzioni. In particolare emerge dal rapporto che sono stati identificati 238 casi di riutilizzo sia sui registri nazionali che sull’europeo Community Independent Transaction Log, e che qusto potrebbe significare che fino a 18 milioni di crediti potrebbero essere stati contati doppiamente. Il rapporto lamenta anche che in aggiunta, in Italia molti milioni di crediti hanno lo stesso numero di identificazione.
E3 lamenta che consentire il riutilizzo di permessi di emissioni con lo stesso numero di serie rende impossibile seguire “la storia” dei signoli crediti dall’allocazione al ritiro, e che un sistema che non sia verificabile da terzi indipendenti non può considerarsi trasparente. La Commissione Europe nega che il rapporto abbia fondamento.
Questa è solo l’ultima di una serie di ragioni per finalmente considerare che il commercio del carbonio non può rappresentare una soluzione aicambiamenti climatici: non in teoria, non in pratica.
Foreste, comunità e la finanza globale del carbonio
LA Banca Mondiale (BM) ha lanciato di recente consultazioni sul suo nuovo programma di carbon finance: la Global Forest Partnership (GFP). La GFP ha come obiettivo quello di accelerare, secondo quanto dice la BM stessa: “i progressi nella conservazione e gestione sostenibile delle foreste, il che è urgentemente necessario al fine di evitare ulteriori emissioni da deforestazione e degrado di servizi ambientali forestali, e allo stesso tempo al fine di affrontare il problema della povertà per quelle comunità rurali che dipendono dalle foreste per il loro sostentamento. Recenti iniziative internazionali di policy e una crescente consapevolezza del pubblico hanno aperto una finestra d’opportunità per operare cambiamenti in proprietà forestale e mercati globali. La Partnership verrebbe a costituire un nuovo, inclusivo partnerariato nell’ambito del quadro dei programmi globali della Banca. LA GFP verrebbe ad essere uno strumento efficace, flessibile ed efficiente per la Banca e gli altri partecipanti. La GFP diventerebbe il programma comune per tutte le attività della Banca relative alle foreste. Gli obiettivi della GFP sarebbero:
- Invertire la perdita di foreste nei paesi in via di sviluppo attraverso progammi di gestione sostenibile delle foreste
- contribuire alla riduzioen della povertà
- mitigare i cambiamenti climatici attraverso la riduzione delle emissioni e l’accrescimento dei pozzi di assorbimento
- assicurare la provvigione sostenibile di servizi ambientali forestali (biodiversità, conservazione di suolo e acqua, valori spirituali e culturali etc.”
E poi: “Il sistema di Governance della GFP non è ancora definito. Una consultazione del pubblico, gestita da una parte terza, è stata iniziata. Il suo obiettivo è quello di esplorare le opzioni per configurare un sistema di governance e per convalidare la strategia globale della GFP.”
Non è del tutto chiaro come la BM - al di là di una “retorica della sostenibilità” molto ricca - riuscirà ad ottenere i suoi obiettivi in linea con le necessità delle comunità locali rurali e forestali, specialmante considerando i passati “successi” della BM in materia. In particolare ci si può riferire a progetti forestali della BM nella Repubblica Democratica del Congo. Come riportato dal quotidiano inglese The Guardian, la BM ha “incoraggiato società straniere a deforestare in maniera distruttiva la seconda più grande foresta del mondo, mettendo in pericolo le vite di migliaia di Pigmei Congolesi, secondo il rapporto di un’investigazione interna prodotto da staff della banca e da esperti esterni”. Quindi, questo emerge da un rapporto interno della BM.
Ma c’e’ di più. Con sorprendente coincidenza, l’Excecutive Board del Clean Development Mechanism (CDM) ha appena approvato una metodologia nuova e semplificata con riguardo al cruciale aspetto dell’addizionalità. Nella “Tool for the Demonstration and Assessment of Additionality in A/R CDM Project Activities”, l’Executive Board ha accettato di consentire la presentazione di progetti CDM anche se la terra da utilizzare per piantagioni di alberi è stata deforestata di recente. Precedentemente si poteva utilizzare solo terra non coperta da foreste al 31 Dicembre 1989. Con il proposto cambiamento, e con il doppio link con il mercato privato del carbonio e con il sistema europeo ETS, il CDM potrebbe diventare un nuovo sussidio per l’industria delle piantagioni la cui espansione di monocolture è combattuta da comunità locali in tutto il mondo. Se come si dice il timing è tutto, la BM sembra aver scelto il momento propizio per lanciare la sua Global Forest Partnership.
Come salvare il clima secondo l’industria petro-carbonifera, ovvero come continuare a bruciare carbone
L’industria dei combustibili fossili ha per una buona quindicina d’anni tentato di screditare il problema del clima come terrorismo ambientalista, come fenomeno inesistente, o non provabile, o non causato dall’uomo. Le modalità utilizzate sono state simili a quelle dell’industria del tabacco, incluse la messa sul libro paga di scienziati compiacenti, la creazione e il finanziamento di cosiddetti think tank, l’utilizzazione di elaborate campange di PR per “rinverdire” la propria immagine e via dicendo. Ora sembra che il diniego non sia più possibile, nonostante le ultime dichiarazioni di John Christy (noto “scettico”) e il suo plateale - anche se solo simbolico - gesto di rifiutare la sua parte di Nobel per la pace (essendo Chrsty uno dei membri dell’IPCC). Al diniego quindi è seguita un’altra strategia, finalizzata ad appropriarsi del problema, e diventarne l’unica possibile fonte di soluzioni. In realtà questa strategia è stata per lungo tempo parallela al diniego, e sin dal 1992 il mondo dell’industria ha cercato di dominare dall’interno il dibattito sulle problematiche ambientali e climatiche. Già alla Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo tenutasi a Rio nel 1992, il mondo industriale era presente con il Business Council on Sustainable Development, che ha operato al fine di garantire l’infiltrazione nei documenti adottati a Rio di linguaggio e obiettivi del libero commercio e della crescita economica: basta dare un’occhiata al principio 12 della Dichiarazione di Rio per rendersene conto. Ora la strategia sembra basata su soluzioni tecnologiche e di geoingegneria. Cattura e Sequestro di Carbonio, fertilizzazione dell’oceano con ferro, cambiamento dell’orbita terrestre, messa in orbita di specchi spaziali, iniezione nell’atmosfera di enormi quantità di particelle di solfati…. Read more
CICEDU si unisce alla campagna per un’immediata moratoria Europea sugli agrocarburanti
CICEDU si unsice alla “Campagna per un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti, importazioni di agrocombustibili e monocolture agroenergetiche in Europa” promossa da EcoNexus:
“La presente campagna chiede un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti e agroenergia derivati da monocolture su larga scala, incluse piantagioni arboree, ed una moratoria sulle importazioni di tali agrocarburanti. Chiediamo altresì l’immediata sospensione di tutti gli incentivi quali sgravi fiscali e sussidi che beneficiano gli agocarburanti derivati da monocolture su larga scala, inclusi finanziamenti canalizzati attraverso meccanismi di commercio del carbonio, programmi internazionali di aiuto allo sviluppo o finanziamenti di istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale. Questa campagna è una risposta al crescente numero di inviti del Sud Globale contro monocolture di agrocarburanti, che sono supportati dagli obiettivi dell’Unione Europea“.
L’intero documento sarà presto pubblicato in Italiano da CICEDU. La partecipazione alla campagna è una delle iniziative di CICEDU nell’ambito del Programma “Giustizia Climatica”.