Foreste, comunità e la finanza globale del carbonio
LA Banca Mondiale (BM) ha lanciato di recente consultazioni sul suo nuovo programma di carbon finance: la Global Forest Partnership (GFP). La GFP ha come obiettivo quello di accelerare, secondo quanto dice la BM stessa: “i progressi nella conservazione e gestione sostenibile delle foreste, il che è urgentemente necessario al fine di evitare ulteriori emissioni da deforestazione e degrado di servizi ambientali forestali, e allo stesso tempo al fine di affrontare il problema della povertà per quelle comunità rurali che dipendono dalle foreste per il loro sostentamento. Recenti iniziative internazionali di policy e una crescente consapevolezza del pubblico hanno aperto una finestra d’opportunità per operare cambiamenti in proprietà forestale e mercati globali. La Partnership verrebbe a costituire un nuovo, inclusivo partnerariato nell’ambito del quadro dei programmi globali della Banca. LA GFP verrebbe ad essere uno strumento efficace, flessibile ed efficiente per la Banca e gli altri partecipanti. La GFP diventerebbe il programma comune per tutte le attività della Banca relative alle foreste. Gli obiettivi della GFP sarebbero:
- Invertire la perdita di foreste nei paesi in via di sviluppo attraverso progammi di gestione sostenibile delle foreste
- contribuire alla riduzioen della povertà
- mitigare i cambiamenti climatici attraverso la riduzione delle emissioni e l’accrescimento dei pozzi di assorbimento
- assicurare la provvigione sostenibile di servizi ambientali forestali (biodiversità, conservazione di suolo e acqua, valori spirituali e culturali etc.”
E poi: “Il sistema di Governance della GFP non è ancora definito. Una consultazione del pubblico, gestita da una parte terza, è stata iniziata. Il suo obiettivo è quello di esplorare le opzioni per configurare un sistema di governance e per convalidare la strategia globale della GFP.”
Non è del tutto chiaro come la BM - al di là di una “retorica della sostenibilità” molto ricca - riuscirà ad ottenere i suoi obiettivi in linea con le necessità delle comunità locali rurali e forestali, specialmante considerando i passati “successi” della BM in materia. In particolare ci si può riferire a progetti forestali della BM nella Repubblica Democratica del Congo. Come riportato dal quotidiano inglese The Guardian, la BM ha “incoraggiato società straniere a deforestare in maniera distruttiva la seconda più grande foresta del mondo, mettendo in pericolo le vite di migliaia di Pigmei Congolesi, secondo il rapporto di un’investigazione interna prodotto da staff della banca e da esperti esterni”. Quindi, questo emerge da un rapporto interno della BM.
Ma c’e’ di più. Con sorprendente coincidenza, l’Excecutive Board del Clean Development Mechanism (CDM) ha appena approvato una metodologia nuova e semplificata con riguardo al cruciale aspetto dell’addizionalità. Nella “Tool for the Demonstration and Assessment of Additionality in A/R CDM Project Activities”, l’Executive Board ha accettato di consentire la presentazione di progetti CDM anche se la terra da utilizzare per piantagioni di alberi è stata deforestata di recente. Precedentemente si poteva utilizzare solo terra non coperta da foreste al 31 Dicembre 1989. Con il proposto cambiamento, e con il doppio link con il mercato privato del carbonio e con il sistema europeo ETS, il CDM potrebbe diventare un nuovo sussidio per l’industria delle piantagioni la cui espansione di monocolture è combattuta da comunità locali in tutto il mondo. Se come si dice il timing è tutto, la BM sembra aver scelto il momento propizio per lanciare la sua Global Forest Partnership.
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