Bali, le Filippine e il commercio del carbonio
Da Bali arrivano voci poco incoraggianti. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea discutono se inserire o meno nella “roadmap” indicazioni precise sugli obiettivi di abbattimento per un futuro post-Kyoto, obiettivi che si dovrebbero attestare, secondo la UE, tra il 25% e il 40% in meno, entro il 2020, rispetto alle emissioni nel 1990. Gli Stati Uniti ovviamente rifiutano ogni quantificazione.
Nel frattempo altre voci si rincorrono, voci che riportano notizie degli effetti, attuali o potenziali, dei “meccanismi di flessibilità”del Protocollo di Kyoto (CDM, commercio del carbonio e JI). Dalle Filippine arrivano le dencunce del Kalikasan-People’s Network for the Environment (Kalikasan-PNE). Denunce delle politiche del governo, che intende costruire impianti a carbone e venderli a società transnazionali, mentre a Bali lo stesso governo si erge a campione della battaglia contro i cambiamenti climatici.
Clemente Bautista Jr., coordinatore nazionale del Kalikasan-PE, riflette sulla sempre più concreta possibilità che Bali non proporrà nessun serio passo verso la mitigazione dei cambiamenti climatici. Nello stesso tempo, Bautista ripete che “c’e’ crescente opposizione ai meccanismi che usciranno rafforzati dalla conferenza di Bali, come commercio del carbonio, clean development mechanism e i nuovi programmi della Banca Mondiale quali il Reduction of Emission from Deforestation and Degradation (REDD) e la Forest
Carbon Partnership Facility (FCPF)”. “Questi meccanismi” continua Bautista, “consentiranno alla società transnazionali di aumentare le loro emissioni di gas serra ,e avranno conseguenze negative per l’ambiente e per le comunità locali.”
Il governo Arroyo, secondo Bautista, sta procedendo alla privatizzazione di fonti di energia fossile. Ad esempio, BAutista dice, “l’impianto a carbone Masinloc in Zambales sta per essere acquisito dall’americana AES Corporation; La Team Energy Corp. Giapponese e la Coreana Electric Power Corp. (Kepco) sembrano voler acquistare l’impianto a gas naturale Ilijan in Batanga”. La lista di Bautista è lunga, ma qui riportiamo solo degli esempi.
Allo stesso tempo intende incentivare la produzione su larga scala di agrocombustibili - e a tal fine sta invitando investitori esteri - che comporterà conseguenze disastrose per piccoli agricoltori filippini, cui verrà sottratta la terra. L’intenzione poi di Arroyo di facilitare il commercio del carbonio, attraverso ad esempio progetti di riforestazione, è un ulteriore segnale delle contraddizioni tra le posizioni del governo a Bali e la realtà politica nelle Filippine, realtà che è in armonia con gli interessi del big business del commercio del carbonio.
Nicholas Stern stesso sostiene che con la conferma che dovrebbe emergere da Bali della stabilità di lungo termine del mercato globale del carbonio, tale mercato dovrebbe arrivare a generare un fatturato tra i 240 e 450 miliardi di Euro nel 2020, come indicato dal press release dell’organizzazione di consulenze finalizzate alla crezione e alla crescita di un mercato globale del carbonio, IDEACarbon, di cui Stern è vice-chairman.
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