Riflessioni sul Bali Action Plan III
Per concludere brevemente queste riflessioni sul Bali Action Plan (BAP), è bene dare uno sguardo anche a decisioni “minori”, prese al di fuori del BAP. È importante focalizzare su una non-decisione, ovvero su una mancata decisione. Nell’ultimo anno molta stampa e alcune ricerche accademiche hanno portato alla luce “lo scandalo degli HFC-23″. Nell’ambito del Clean Development Mechanism (CDM), uno degli strumenti di flessibilità del protocollo di Kyoto, uno delle metodologie approvate dall’Executive Board del CDM riguardava l’implementazione di tecnologie a valle per la distruzione di sostanze HFC-23, gas serra ad alto potenziale climatico, e prodotto di scarto di processi industriali legati alla produzione di refrigeranti e consimili. In breve (e per dettagli basta googlare “HFC 23 e CDM“) si sono fatti molti soldi (in India, in Cina e da parte delle società di brokeraggio del carbone) attraverso la cosiddetta promozione dello sviluppo sostenibile e le supposte riduzione delle emissioni climalteranti, con incentivi per società indiane e cinesi a produrre tali refrigeranti e vendere crediti attraverso il CDM.
Infine, è bene riflettere sulle politiche climatiche in materia di attività forestali. A Bali è emerso chiaramente come tali politiche continuino ad essere basate su due pilastri ideologici poco plausibili. In primis, continua ad essere promossa l’idea che la protezione delle forste possa avvenire solamente attraverso l’assegnazione ad esse di un valore monetario. In secondo luogo, si presume che l’unico modo di mobilitare fondi per ridurre emissioni dovute a deforestazione passi attraverso il commercio del carbonio. È anche rilevante ricordare come a Bali siano stati aumentati i limiti legali per qualificare un progetto forestale come “di piccola scala”, e quindi beneficiare di procedure di approvazione semplificate. Questo aumento rischia di facilitare grandemente un parallelo aumento di progetti di monocolture che trasformano terre legate ad un economia locale e agricola di sussistenza in piantagioni finalizzate a “conquistare” crediti spendibili sul mercato globale del carbonio.
A questo proposito, vogliamo ricordare la Dichiarazione di Durban sul Commercio del Carbonio!
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