Biocarburanti: c’e’ bisogno di una moratoria!

Sempre più appare chiaro come i biocarburanti (o argocarburanti) non rappresentino una soluzione né ai problemi di sicurezza energetica, né con riguardo ai cambiamenti climatici. Due recenti studi pubblicati sulla prestigiosa rivista Science hanno calcolato l’impatto della conversione in terreni agricoli per la produzione di biocarburanti di foreste e praterie. Entrambi gli studi concludono che tale conversione comporterebbe un “debito di CO2″ che richiederebbe decenni o addirittura secoli di utilizzo di biocarburanti per essere colmato.
Eppure incentivi all’utilizzo di biocarburanti continuano ad essere previsti nelle politihe climatiche di molti paesi (USA, UE, Brasile etc.) ed aumentati. Il CICEDU ha firmato la chiamata per un’immediata moratoria sui biocarburanti di Econexus un pò di tempo addietro. Una nuova petizione per una moratoria sui biocarburanti viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments.
La petizione chiede una moratoria su nuovi sviluppi di biocarburanti; l’eliminazione di obbiettivi di utilizzo di biocarburanti in Europa e nel resto del mondo; e una moratoria internazionale sull’esportazione di biocarburanti, finché il reale costo sociale ed ambientali dei biocarburanti non sia stato stimato, evitando cosí i disastri in corso.
La petizione insiste sul nome di agrocarburanti, per sottolineare come il problema sia legato principalmente alle colture agricole di tipo industriale e di larga scala, piuttosto che ai biocombustibili di “piccola scala” (per consumo immediato, e ottenuti con tecnologie di sussistenza).
La petizione ci ricorda come l’industria dei biocarburanti sia responsabile di deforestazione in Uganda; della messa in perciolo di aree protette in Etiopia; dello sfruttamento di braccia agricole in Zambia; della competizione tra produzione di cibo e di biocarburanti in paesi dell’Africa Occidentale come Togo, Ghana, Senegal, Mali, Côte d’Ivoire e Niger, per via di una “sindrome della Jatropha“.
CICEDU invita a firmare questa petizione, mandando una email con indicazione del proprio nome (e nome dell’organizzazione) e nazionalità a agrofuelsafrica@gmail.com

Rapporto Europeo: l’Italia è lontana dagli obiettivi di Kyoto

Un nuovo rapporto dell’Agenzia Ambientale Europea presenta i progressi fatti nel ridurre emissioni di gas serra in Europa.
Per quanto riguarda l’Italia, i dati sono i seguenti: a fronte di un obiettivo di riduzione del 6.5% rispetto al 1990, le emissioni sono aumentate del 12%.
Le emissioni di gas serra nell’area EU27 (escludendo le riduzioni legate all’uso del territorio e alle foreste) sono diminuite dello 0.7% tra il 2004 e il 2005, e del 7.9% rispetto al 1990 (anno di riferimento del Protocollo di Kyoto). Ma c’è il trucco. Read more

Centro commerciale Norvegese offre certificati di riduzione di CO2

certificato di riduzione CO2Uno dei più grandi centri commerciali Norvegesi, lo Strømmen StorSenter che si trova poco fuori Oslo, ha iniziato una promozione un pó particolare: certificati di riduzioni di CO2. I certificati in vendita sono emessi attraverso progetti del tipo Clean Development Mechanism (CDM), approvati dalle Nazioni Unite (e in particolare dal comitato esecutivo del CDM). Ogni certificato - che è venduto per 165 corone norvegesi (circa 20 Euro) - corrisponde a una tonnellata di CO2. Le quote, vendute a privati e società, corrispondo a riduzioni avvenute attraverso due progetti di impianti per la produzione di energia eolica in India, già operativi. La società che vende i certificati - CO2 Focus - assicura che una volta acquistati, i certificati sono cancellati dal registro dei CERs. CICEDU ha acquistato un certificato, il quale riporta le seguenti informazioni: Anno (2008); Compratore (da compilare ad opera del compratore stesso); Tipo (Riduzione di emissioni certificata); Quantità (1 tonnellata); Progetto CDM (il numero del progetto); Link (link alla pagina del progetto sul sito delle Nazioni Unite).
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