Bangkok, Kyoto 2 e il mercato globale del carbonio

A Bangkok è appena finita la prima riunione dopo la conferenza di Bali e dopo il Bali Action Plan. E a Bangkok si sono riuniti i due gruppi Ad Hoc creati all’interno della Conferenza Quadro sul Clima: il primo è l’Ad Hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol, il cui obiettivo è quello di addivenire ad un accordo circa un nuovo quadro regolatorio per il periodo post-Kyoto, e quindi una nuova serie di obblighi quantificati di abbattimento delle emissioni di gas serra; il secondo è l’Ad Hoc Working Group on Long-Term Cooperative Action under the Convetion, gruppo creato a Bali al fine di raggiungere un simile obiettivo, e al contempo far “rientrare” gli Stati Uniti nei negoziati. L’obiettivo di questo secondo gruppo, su cui gli occhi di tutto il mondo sono puntati, è il raggiungimento di un accordo per un protocollo post-Kyoto entro la Conferenza di Copenhagen nel 2009. Yvo deBoer, il Segretario Generale della UNFCCC, ha detto “il treno per Copnehagen è partito”.

Ma noi ci chiediamo che tipo di treno sia partito. E quali prospettive vi sono che deragli. Sul tipo di treno, non ci possono essere dubbi. L’unica cosa certa e su cui non vi sono apparentemente conflitti è la “necessità” di estendere nel periodo post-Kyoto i meccanismi di flessibilità del Protocollo di Kyoto, ossia il commercio del carbonio (attraverso scambi di permessi o di crediti da progetto). Infatti, il sommario pubblicato dalla UNFCCC mostra come obiettivo comune sia quello di “further expanding the reach of these mechanisms and moving towards a global carbon market with a single market price for carbon”. Inoltre, “Many participants noted the essential role of carbon prices in engaging the private sector, driving long-term investment decisions and determining the degree of mitigation that may be achieved.”

Sulle prospettive di un possibile deragliamento, è illuminante il commento ufficiale di Elliot Diringer, Director of International Strategies del Pew Center on Global Climate Chang. Con riguardo alle probabilità di raggiungere un accordo entro la Copenhagen 2009, Diringer dice ” it’s hard to leave Bangkok confident that deadline can be met”.

Gli Stati Uniti continuano a rifiutare considerazione di obiettivi di riduzioni delle emissioni di gas serra che siano obbligatori, e insiste invece su azioni volontarie.

È vero però che “Participants recalled that he use of market-based approaches needs to be supplemental to domestic action in meeting Annex I Parties’ emission reduction targets”, e sicuramente tali “participants” erano rappresentanti di paesi in via di sviluppo, ma almeno riferimenti al principio di supplementarietà (in inglese) si fanno ancora.

CICEDU vi invita di nuovo a firmare la Dichiarazione di Durban sul Commercio del Carbonio, e cosí supportare la giustizia climatica.

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