Il sequestro geologico della CO2: soluzione o distrazione?
Sia in Europa che negli Stati Uniti si sta spingendo molto per far maturare una tecnologia che secondo l’industria e una buona fetta della società civile potrebbe rappresentare un’indolore soluzione ai problemi dei cambiamentei climatici: il sequestro geologico della CO2. Il principio è quello di “catturare” le emissioni di CO2, sequestrarle e quindi depositarle in formazioni geologiche sotterranee, nella speranza che la CO2 rimanga sotterrata per sempre. Il New York Times ha recentemente scritto di questa tecnologia in termini del più grande progetto di smaltimento di rifiuti tossici intrapreso dall’uomo, considerando che una (grande) perdita di CO2 potrebbe essere tanto pericolosa quanto una perdita di combustibile nucleare.
In Europa in particolare si scommette molto su questa tecnologia. La Norvegia è all’avanguardia sia sul piano della ricerca e sviluppo, che sul piano politico e di policy, con progetti piloti e promozione lobbystica della tecnologia sia da parte delle autorità che di ONG ambientalsite come Bellona, il cui leader, Frederic Haugen promuove il sequestro della CO2 da anni. E Haugen è stato infatti nominato vice-presidente della Technology Platform on Zero Emission Fossil Fuel Power Plants (ZEP) dell’Unione Europea. Haugen e Bellona considerano il sequestro della CO2 come un punto chiave per un accordo post-Kyoto (in inglese). Bellona è anche dietro la proposta del parlamentare europeo inglese Chris Davies, che vorrebbe che dal 2020 ogni nuovo impianto a combustibili fossili sia equipaggiato con la tecnologia di sequestro.
Ma che vantaggi offre questa tecnologia?
A parte la chimera della possibilità di continuare indisturbati sulla via del consumo e della crescita economica senza preoccupazione per emissioni climalteranti, il sequestro della CO2 presenta in realtà una serie di problemi e rischi che vengono continuamente e sistematicamente minimizzati dalle industrie interessate (industria del carbone, petrolifera, automobilistica, ferroviaria, eletrrica etc.) e dai leader politici che supportano questa strada.
Un recente rapporto preparato per Greenpeace International (.PDF, in inglese) da Emily Rochon (et alia) mostra come in realtà una tale tecnologica sia richiosa, presenti problemi sociali a giuridici complessi e non sia sufficientemente matura anche fosse sicura ed efficiente.
Riassumendio il rapporto, si possono menzioanre i seguenti punti:
- La cattura della CO2 richiede un consumo aggiuntivo di energia tra il 10% e il 40% per ogni impianot equipaggiato con tale sistema. Quindi ogni 4 impianti ce nevorrebbe un quinto solo per fornire energia al sistema di cattura esequestro
- Questo sistema richiede anche un incremento del consumo di acqua del 90%
- Il deposito sotterraneo della CO2 è rischioso. Non c’è nessuan garanzia che la CO2 rimanga sottoterra, né per quanto tempo. Gli effetti del deposito potrebbero venir vanificati anche da perdite minime sostenute nel tempo
- Vi sono problemi di responsabilità. Una significativa perdita di CO2 può uccidere vegetazione, animali ed esseri umani in un’area molto estesa. L’industria è già al lavoro per far sI che la responsabilità di tali eventi ricada sui contribuenti.
- Non c’è tempo. Il consenso scientifico considera il 2015 la data entro la quale le emissioni di CO2 devono cominciare a diminuire. Il sequestro della CO2 non sarà disponibile in via commerciale prima del 2020, mentre le proiezioni più comuni e gli esperti dell’industria (in inglese) non lo considerano implementabile prima del periodo 2030-2050.
Che soluzione qundi? Sembra più un’altra distrazione per evitare di confrontarsi con il reale problema sottostante i cambiamenti climatici, e gli altri problemi ecologici globali e locali: il consumo e la crescita materiale dell’economia, e dei suoi rifiuti.
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2 Responses to “Il sequestro geologico della CO2: soluzione o distrazione?”
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[...] presidenziale per Obama), sono probabilmente e in larga misura dipendenti dalla tecnologia di sequestro geologico del carbonio, con i problemi relativi. Obama promette anche di continuare (e di rinvigorire) con [...]
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