Rifiuti e giustizia ambientale
CICEDU normalmente non si occupa direttamente del problema dei rifiuti, delle discariche, degli inceneritori. Ma il nuovo Governo ha appena approvato un decreto legge per risovlere la questione dei rifiuti a Napoli e in Campania, in cui si manda avanti con decisione la politica delle discariche, dei “termovalorizzatori” e dell’incenerimento dei rifiuti. Se da una parte è fondamentale risolvere la crisi dei rifiuti di Napoli il prima possibile, è anche vero che non si debba utilizzare l’emergenza come strumento per “forzare” una politica di lungo termine poco lungimirante e che favorisca interessi economici piuttosto che soluzioni di buon senso.
E questa strategia sembra non dar peso alle evidenze medico-scientifiche disponibili, né sembra rispettare il principio di precauzione che dovrebbe guidare le scelte politiche in materia di salute pubblica e ambiente.
In particolare vogliamo concentrare l’attenzione sull’incenerimento dei rifiuti.
Particolarmente preoccupante è “l’ordine al sindaco di Napoli di individuare entro 30 giorni un’area urbana in cui costruire un termovalorizzatore cittadino” (fonte: Repubblica.it). Il principio di precauzione stabilisce che se esistono rischi di danni gravi e irreversibili (all’ambiente o alla salute umana) l’incertezza scientifica non deve impedire politiche tese a ridurre o eliminare tali rischi. L’onere di fornire prove che tali attività rischiose non siano dannose ricade su chi propone l’attività.
Nel caso degli inceneritori, il rischi di gravi danni alla salute e all’ambiente ha fondatezza scientifica. E pur non non vi fosse certezza assoluta delle correlazioni e dei rapporti causativi, i dati disponibili intimano di mantenere un appoccio precauzionale.
Per quanto riguarda poi l’aspetto politico, se da una parte c’è il problema dell’ormai famoso cip6, e degli incentivi finanziari dati agli inceneritori in quanto equiparati ad energie rinnovabili, vogliamo citare Professor C. V. Howard del Centre for Molecular Biosciences, Università dell’Ulster, il quale affronta il problema politico da un altro angolo visuale, che fa riflettere sulle scelte a monte, prima ancora che si ponga un problema dei rifiuti. Prof. Howard conclude la prefazione al British Society for Ecological Medicine Report (2005): The Health Effects of Waste Incinerators (in inglese), nel seguente modo:
“L’incinerimento distrugge trasparenza e responsabilità e questo incoraggia l’industria a continuare la produzione di prodotti che generano rifiuti tossici. Una volta che i rifiuti sono ridotti a cenere chi può dire chi ha prodotto cosa? GLi ultimi 150 anni hanno visto una progressiva “tossificazione” del flusso dei rifiuti [...]. È il momento di invertire questa tendenza. Non otterremo alcun risultato continuando ad incenerire i rifiuti.”
Per quanto riguarda l’evidenza scientifica, è interessante guardare questi video:
Professor Paul Collet:
Dott.ssa Patrizia Gentilini
Maurizio Pallante
Vogliamo ringraziare il Blog di Beppe Grillo per aver realizzato queste interviste, e per la sua campagna contro gli inceneritori, e a favore della raccolta differenziata e del riciclaggio.
Sarebbe ottimo se ci fosse però più attenzione all’eliminazione dei rifiuti ab origine, riducendo o eliminado ad esempio confezioni, pacchi e pacchetti, e riducendo e/o eliminando processi e componenti di prodotti di natura tossica, o ancora disegnando prodotti per il riutilizzo piuttosto che per l’usa e getta. A questo ultimo proposito, anche una regolamentazione della pubblicità diventa importante. Il problema dei rifiuti, così come ogni altro problema ecologico, non può diventare responsabilità del singolo individuo nella sua veste di consumatore, ma deve essere trasformato in concreta azione politica che sviluppa e attualizza una visione di società. e di produzione, diversa, creando obblighi di conformità a certi parametri ambientali e di salute pubblica cui nessun processo produttivo sia “immune”. L’aspetto poi di giustizia ecologica rileva nella misura in cui vi è discrimanzione nella localizzazione di inceneritori e discariche, che tendono a penalizzare comunità e località con meno capacità di influenzare decisioni e scelte politiche.
È questa la vera emergenza, e il vero interesse strategico nazionale.
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