Foreste, tecnologia e finanziamenti: una visione condivisa a Poznan?
Durante le sessioni di apertura della conferenza di Poznan è emerso chiaramente come l’Unione Europea voglia enfatizzare una visione condivisa per il raggiungimento di un obiettivo globale al 2050. Questo si inserisce nella strategia- non solo europea - di includere i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) in questa visione condivisa, con l’intento di fargli accettare obblighi di riduzione quantificati a Copenhagen. Questa visione condivisa però non sembra essere la priorità dei paesi del G77 o della Cina, che vorrebbero spendere meno tempo su tale questione e focalizzare i negoziati sui punti più importanti epr loro: trasferimento di tecnologia e finanziamenti. Addirittura molte delegazioni di paesi in via di sviluppo hanno chiesto di spostare le discussioni sulla visione condivisa a Marzo 2009.
Citando il Third World Network,
The EU, supported by others, has been advocating a long-term global goal of emissions reductions by 50% by 2050, which it referred to at the COP opening. Many developing countries believe that adoption of a global goal would also oblige them to have an emission-reduction target, and want to defer a discussion on this until they know whether the finance and technology commitments of developed countries will be fulfilled and to what extent.
Un altro aspetto chiave dei negoziati è la questione delle foreste, e in particolare la questione del REDD: Reduction of emissions fro mdegradation of forest and deforestation. Il punto è quello di arrivare ad un accordo su metodologie e regole tecniche (di monitoraggio), economiche (investimenti, commercio di crediti etc) e di equità (benefici per popolazioni locali) per attuare un meccanismo di protezione delle foreste, e di argine alla deforestazione, che raggiunge una serie di obiettivi: utilizzare l’enorme potenziale di pozzo d’assorbimento delle foreste dei paesi in via di sviluppo; garantire un flusso di investimenti a fronte di crediti generabili da queste politiche REDD; garantire un flusso di benefici per le popolazioni locali e indigene. Le politiche REDD sono molto controverse.
Alla riunione del Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice, la discussione è stata incentrata su REDD. Durante la riunione c’è stato l’intervento del rappresentante dello UN Permanent Forum on Indigenous Issues (UNPFII) che ha enfatizzato come vi sia il rischio che le politiche REDD rinforzino la centralizzazione della governance e dei finanziamenti in materia di foreste, e che possano minare il ruolo delle popolazioni indigene nella preservazione e cure della foreste. Inoltre, l’intervento ha sottolineato come ogni accordo su REDD debba inserirsi nel quadro più ampio stabilito dalla UN Declaration on the Rights of Indigenous Peoples:
No REDD project should be done on indigenous peoples territories without obtaining their free, prior and informed consent (citato da REDD Monitor)
L’altra questione importante e se o meno REDD venga collegato al commercio del carbonio, e in quale misura: in parte questa è la “working assumption”, come ha dimsotrato il side event del Woods Hole Research Center, in cui
Andrea Cattaneo from the WHRC there were three questions: How to raise funds; How to distribute REDD funds between countries; and How to change the incentives on the ground. He discussed the various options under each of these questions, but the (unspoken) assumption underlying it all was that carbon trade would form part or all of REDD financing (da REDD Monitor)
E chiaramente un punto nodale della questione è la definizione di foresta. Ad esempio, la definizione di foreste della FAO considera foreste piantagioni e monocolture agroforestali, foreste grandemente degradate, e addirittura aree deforestate ma che di cui ci si aspetta la rigenerazione (Rainforest Foundation). E in realtà se la definizione verrà ad includere piantagioni di tipo agroforestale e aree deforestate, si aprirà la porta a sostituzioni in massa di foreste naturali con foreste “gestite”, generatrici di crediti spendibili sul mercato del carbonio globale: una triste prospettiva.
La questione della tecnologia e dei finanziamenti si inserisce poi nel più ampio contesto delle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, in parte oramai inevitabili, e i cui effetti si faranno sentire proprio nei paesi in via di sviluppo che meno (o nulla) hanno contribuito alle cause del surriscaldamento globale. Quindi si pone come priorità di equità e giustizia climatica.