Poznan: finanziamenti e adattamento

Comunque vadano i negoziati, e qualunque saranno gli obiettivi di riduzione dei gas climateranti nei prossimi decenni, alcune delle conseguenze dei cambiamenti climatici sono oramai inevitabili. A dire il vero, alcune conseguenze sono già riscontrabili (per dettagli si rinvia al quarto rapporto dell’IPCC sull’adattamento e le vulnerabilità). Ora, uno dei problemi centrali di equità della questione climatica risiede nel fatto che i paesi che meno hanno contribuito al surriscaldamento globale - i paesi in via di sviluppo - sono i più vulnerabili alle sue conseguenze dannose.

In questo senso, i paesi in via di sviluppo chiedono con forza che vi sia un significativo contributo finanziario affinché loro possano mettere in atto misure di adattamento a quegli effetti climatici inevitabili. Alcuni gruppi di attivisti chiedono che tali finanziamenti sia almeno tali da poter compensare il cosiddetto debito climatico che i paesi industrializzati devono ai paesi in vis di sviluppo. Eppure mentre le discussioni sul come, sul quanto, sul quale organismo internazionale debba amministrare gli eventuali fondi, su che tipo di governance si debba attuare, e via dicendo, proseguono senza dare segni che un accordo possa essere a portata di mano, i paesi industrializzati hanno tirato fuori, nel giro di due mesi, circa 4.100 miliardi di dollari che a vario titolo sono stai iniettati nell’economia, e troppo spesso, nelle casse di banche d’affari avventurose. Quali somme sono donate per eliminare la povertà, la fame e per ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici?
Lo UN Development Program stima che i costi di adattamento si aggirano sugli 86 miliardi di dollari. La Banca Mondiale stima questi costi in circa 41 miliardi di dollari annui. Oxfam - una NGO inglese - calcola i costi in 50 miliardi annui, ma solo ne lcaso che le emissioni di gas climateranti siano velocemente ridotte.
Non c’è dubbio che vi sia un certo imbarazzo nel confrontare l’immediatezza e le dimensioni dei finanziamenti volti a prevenire fallimenti di istituti commerciali e finanziari con la lentezza, riluttanza e insistenza sull’utilizzo di mercati internazionali del carbonio che hanno caratterizzato la posizione dei paesi in via di sviluppo nei negoziati climatici oramai per molti anni.

Altre novità da Poznan nei prossimi giorni

Comments

Comments are closed.