Agrocarburanti responsabili della crisi alimentare secondo un rapporto “segreto” della Banca Mondiale

Il 4 Luglio il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un articolo in cui si rendeva pubblico il contenuto di un rapproto “segreto” della Banca Mondiale. Tale rapporto, intitolato A Note on Rising Food Prices e fatto circolare come memo interno sin da Aprile, analizza il mercato alimentare mondiale e le cause delgli enormi rialzi dei prezzi che hanno condotto alla crisi alimentare mondiale. Traduciamo una parte del sommario del rapporto:

“L’indice dei prezzi della Banca Mondiale è aumentato del 140% tra Gennaio 2002 e Febbraio 2008. Questo aumento è stato causato da una confluenza di fattori, ma il più importante è stato il grande aumento di produzione di agrocarburanti negli USA e nella UE. Senza questo aumento di produzione di agrocarburanti, le riserve di grano e mais non sarebbero diminuite in maniera significativa, e i rialzi dei prezzi dovuti ad altri fattori avrebbero avuto un effetto solo moderato. La sospensione delle esportazioni e le speculazioni finanziarie non sarebbero accadute, essendo una reazione al rialzo dei prezzi.”

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Agrocarburanti in Guatemala = repressione di comunità indigene

Il programma del governo del Guatemala di espandere la produzione di biocarburanti, che trova supporto e fianziamento da parte della Inter-American Development Bank (IADB) viene promosso e implementato in maniera repressiva. Le comunità indigene ne soffrono le conseguenze. Segue la traduzione del comunicato stampa di Rainforest Rescue, basato sui rapporti di Rights Action, una ONG presente in Guatemala, e che ha iniziato una campagna per invitare il Direttore della IADB a rimuovere il supporto (e chiudere i finanziamenti) al governo del Guatemala.
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La crisi alimentare, la conferenza FAO e la sovranità alimentare

Si è aperta a Roma la conferenza FAO High-Level Conference on World Food Security: the Challenges of Climate Change and Bioenergy, che si concluderà il 5 giugno. La crisi alimentare è il punto centrale delle discussioni, e la speranza è quella di trovare una soluzione sia di breve periodo (risolvere la crisi e garantire accesso al cibo alle comunità in difficoltà), sia di medio e lungo periodo, quindi cercando di modificare il quadro strutturale del mercato alimentare mondiale.

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Prognosi di disastri ambientali: l’ENI si assicura l’accesso a depositi bitumonosi in Congo

L’ENI ha firmato un accordo con il Governo del Congo su un piano energetico che prevede tre punti principali. In primo luogo, l’ENI si è assicurata l’accesso a depositi bituminosi su un area di circa 1800 chilometri quadrati, In secondo luogo, l’ENI opererà progetti legati a petrolio convenzionale e in relazione alla produzione di energia elettrica in Congo. Infine, l’ENI utilizzerà 70,000 ettari di terra per la produzione di olio di palma, sia per fini alimentari che come agrocarburanti, in un progetto chamato Food Plus Biodiesel (Cibo più biodiesel).
L’ENI definisce questo accordo come un nuovo modello di cooperazione
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Agrocarburanti, terra rubata e perdita di biodiversità

Ancora una storia di terra rubata e di perdtia drammatica di foreste e biodiversità per “far posto” a piantagioni intensive finalizzate alla produzione di agrocarburanti. L’area interessata è la regione di Chocò in Colombia, dove sin dal 1996 si susseguono storie di abusi di diritti umani, violenze, esproriazioni illegali di terre etc nell’ambito dei programmi di espansione della produzione di olio di palma.

Per maggiori informazioni: http://www.climateark.org/alerts/send.asp?id=colombia_biofuel (in inglese) e http://www.salvalaselva.org/protestaktion.php?id=255 (in spagnolo)

CICEDU invita nuovamente a chiedere una moratoria su ogni obiettivo riguardante agrocarburanti, e ricorda la “Campagna per un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti, importazioni di agrocombustibili e monocolture agroenergetiche in Europa” promossa da EcoNexus
“La presente campagna chiede un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti e agroenergia derivati da monocolture su larga scala, incluse piantagioni arboree, ed una moratoria sulle importazioni di tali agrocarburanti. Chiediamo altresì l’immediata sospensione di tutti gli incentivi quali sgravi fiscali e sussidi che beneficiano gli agocarburanti derivati da monocolture su larga scala, inclusi finanziamenti canalizzati attraverso meccanismi di commercio del carbonio, programmi internazionali di aiuto allo sviluppo o finanziamenti di istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale. Questa campagna è una risposta al crescente numero di inviti del Sud Globale contro monocolture di agrocarburanti, che sono supportati dagli obiettivi dell’Unione Europea

Inoltre, vogliamo ricordare la petizione per una moratoria sui biocarburanti che viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments

Agrocarburanti: obiettivi europei andrebbero sospesi

Il Comitato Scientifico dell’Agenzia Ambientale Europea ha emesso il suo parere circa l’obiettivo Europeo di utilizzo degli agrocarburanti (o biocarburanti), che è fissato nel 10% dei combustibile per trasporto su gomma. Il Comitato raccomanda la sospensione di questo obiettivo, riconoscendo come vi sono rischi di conseguenze negative e imprevedibili che potrebbero verificarsi per via di questi obiettivo. Il Comitato ha sottolineato come “l’obiettivo eccessivamente ambizioso del 10% di biocarburanti è un esperimento i cui effetti inaspettati sono difficili da prevedere e difficili da controllare”.

Conclusioni simili sono state raggiunte dal Joint Research Center della Commissione Europea. In particolare, il rapproto conclude che “Le incertezze delle emissioni dovute ad effett iindiretti, una larga fetta delle quali avverrebbe fuori dalla EU, rende impossibile dire con certezza che gli effetti netti sulle emissioni di gas serra dell’obiettivo dei biocarburanti sarà positivo”. L’analisi economica del rapporto mostra altresì che l’utilizzo di biomassa per creare combustibile liquido è molto poco efficiencte, specialmente se comparata con l’efficienza dell’uso di biomassa per produzione di energia elettrica o termica.

CICEDU invita nuovamente a chiedere una moratoria su ogni obiettivo riguardante agrocarburanti, e ricorda la “Campagna per un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti, importazioni di agrocombustibili e monocolture agroenergetiche in Europa” promossa da EcoNexus:
“La presente campagna chiede un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti e agroenergia derivati da monocolture su larga scala, incluse piantagioni arboree, ed una moratoria sulle importazioni di tali agrocarburanti. Chiediamo altresì l’immediata sospensione di tutti gli incentivi quali sgravi fiscali e sussidi che beneficiano gli agocarburanti derivati da monocolture su larga scala, inclusi finanziamenti canalizzati attraverso meccanismi di commercio del carbonio, programmi internazionali di aiuto allo sviluppo o finanziamenti di istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale. Questa campagna è una risposta al crescente numero di inviti del Sud Globale contro monocolture di agrocarburanti, che sono supportati dagli obiettivi dell’Unione Europea.

Inoltre, vogliamo ricordare la petizione per una moratoria sui biocarburanti che viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments.

Biocarburanti: c’e’ bisogno di una moratoria!

Sempre più appare chiaro come i biocarburanti (o argocarburanti) non rappresentino una soluzione né ai problemi di sicurezza energetica, né con riguardo ai cambiamenti climatici. Due recenti studi pubblicati sulla prestigiosa rivista Science hanno calcolato l’impatto della conversione in terreni agricoli per la produzione di biocarburanti di foreste e praterie. Entrambi gli studi concludono che tale conversione comporterebbe un “debito di CO2″ che richiederebbe decenni o addirittura secoli di utilizzo di biocarburanti per essere colmato.
Eppure incentivi all’utilizzo di biocarburanti continuano ad essere previsti nelle politihe climatiche di molti paesi (USA, UE, Brasile etc.) ed aumentati. Il CICEDU ha firmato la chiamata per un’immediata moratoria sui biocarburanti di Econexus un pò di tempo addietro. Una nuova petizione per una moratoria sui biocarburanti viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments.
La petizione chiede una moratoria su nuovi sviluppi di biocarburanti; l’eliminazione di obbiettivi di utilizzo di biocarburanti in Europa e nel resto del mondo; e una moratoria internazionale sull’esportazione di biocarburanti, finché il reale costo sociale ed ambientali dei biocarburanti non sia stato stimato, evitando cosí i disastri in corso.
La petizione insiste sul nome di agrocarburanti, per sottolineare come il problema sia legato principalmente alle colture agricole di tipo industriale e di larga scala, piuttosto che ai biocombustibili di “piccola scala” (per consumo immediato, e ottenuti con tecnologie di sussistenza).
La petizione ci ricorda come l’industria dei biocarburanti sia responsabile di deforestazione in Uganda; della messa in perciolo di aree protette in Etiopia; dello sfruttamento di braccia agricole in Zambia; della competizione tra produzione di cibo e di biocarburanti in paesi dell’Africa Occidentale come Togo, Ghana, Senegal, Mali, Côte d’Ivoire e Niger, per via di una “sindrome della Jatropha“.
CICEDU invita a firmare questa petizione, mandando una email con indicazione del proprio nome (e nome dell’organizzazione) e nazionalità a agrofuelsafrica@gmail.com

Bali, le Filippine e il commercio del carbonio

Da Bali arrivano voci poco incoraggianti. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea discutono se inserire o meno nella “roadmap” indicazioni precise sugli obiettivi di abbattimento per un futuro post-Kyoto, obiettivi che si dovrebbero attestare, secondo la UE, tra il 25% e il 40% in meno, entro il 2020, rispetto alle emissioni nel 1990. Gli Stati Uniti ovviamente rifiutano ogni quantificazione.

Nel frattempo altre voci si rincorrono, voci che riportano notizie degli effetti, attuali o potenziali, dei “meccanismi di flessibilità”del Protocollo di Kyoto (CDM, commercio del carbonio e JI). Dalle Filippine arrivano le dencunce del Kalikasan-People’s Network for the Environment (Kalikasan-PNE). Denunce delle politiche del governo, che intende costruire impianti a carbone e venderli a società transnazionali, mentre a Bali lo stesso governo si erge a campione della battaglia contro i cambiamenti climatici. Read more

CICEDU si unisce alla campagna per un’immediata moratoria Europea sugli agrocarburanti

CICEDU si unsice alla “Campagna per un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti, importazioni di agrocombustibili e monocolture agroenergetiche in Europa” promossa da EcoNexus:
“La presente campagna chiede un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti e agroenergia derivati da monocolture su larga scala, incluse piantagioni arboree, ed una moratoria sulle importazioni di tali agrocarburanti. Chiediamo altresì l’immediata sospensione di tutti gli incentivi quali sgravi fiscali e sussidi che beneficiano gli agocarburanti derivati da monocolture su larga scala, inclusi finanziamenti canalizzati attraverso meccanismi di commercio del carbonio, programmi internazionali di aiuto allo sviluppo o finanziamenti di istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale. Questa campagna è una risposta al crescente numero di inviti del Sud Globale contro monocolture di agrocarburanti, che sono supportati dagli obiettivi dell’Unione Europea.

L’intero documento sarà presto pubblicato in Italiano da CICEDU. La partecipazione alla campagna è una delle iniziative di CICEDU nell’ambito del Programma “Giustizia Climatica”.