Poznan: finanziamenti e adattamento
Comunque vadano i negoziati, e qualunque saranno gli obiettivi di riduzione dei gas climateranti nei prossimi decenni, alcune delle conseguenze dei cambiamenti climatici sono oramai inevitabili. A dire il vero, alcune conseguenze sono già riscontrabili (per dettagli si rinvia al quarto rapporto dell’IPCC sull’adattamento e le vulnerabilità). Ora, uno dei problemi centrali di equità della questione climatica risiede nel fatto che i paesi che meno hanno contribuito al surriscaldamento globale - i paesi in via di sviluppo - sono i più vulnerabili alle sue conseguenze dannose.
Read more
La politica climatica Europea sembra “carbonizzarsi”…..
Mentre i negoziati a Poznan hanno preso il via, il tira-e-molla per arrivare all’accordo sul pacchetto UE clima ed energia - e sulla fase 3 dello schema europea di emissions trading - sembra prendere una piega poco rassicurante. Secondo Euractiv, sembra che l’ultima proposta di compromesso messa sul tavolo dalla Presidenza Francese renda il pacchetto un colabrodo:
As part of its push to reach an agreement, France is putting forward a compromise that includes free emission rights for coal plants, financial compensation for energy-intensive industries and extensive use of third country emissions reductions to meet CO2 ‘effort sharing’ targets.
In altre parole, si prevede la distribuzione gratuita dei permessi di emissioni a quelgli stati membri la cui produzione energetica dipenda dal carbone per oltre il 30%. Inoltre, sono previste compensazioni finanziarie per quelle industrie ad alta intensità energetica (quali cemento, alluminio etc.), in modo tale da ridurre gli effetti “negativi” sulla competitività.
Infine, i limiti per l’utilizzazione di crediti acquisiti attravero il Clean Development Mechanism sarebbero rilassati enormemente, arrivando a consentire che tali crediti - o offset - possano rappresentare fino al 70% degli obiettivi di riduzione di gas climalteranti.
La leadership Europea sui cambiamenti climatici sembra quindi che stia per carbonizzarsi, per poi andare in fumo.
Foreste, tecnologia e finanziamenti: una visione condivisa a Poznan?
Durante le sessioni di apertura della conferenza di Poznan è emerso chiaramente come l’Unione Europea voglia enfatizzare una visione condivisa per il raggiungimento di un obiettivo globale al 2050. Questo si inserisce nella strategia- non solo europea - di includere i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) in questa visione condivisa, con l’intento di fargli accettare obblighi di riduzione quantificati a Copenhagen. Questa visione condivisa però non sembra essere la priorità dei paesi del G77 o della Cina, che vorrebbero spendere meno tempo su tale questione e focalizzare i negoziati sui punti più importanti epr loro: trasferimento di tecnologia e finanziamenti. Addirittura molte delegazioni di paesi in via di sviluppo hanno chiesto di spostare le discussioni sulla visione condivisa a Marzo 2009.
Read more
Obama: cambiamento oppure illusione?
Gli Stati Uniti hanno eletto un nuovo Presidente: Barak Obama. Un’elezione storica da molti punti di vista, la cui campagna elettorale è stata dominata da promesse e speranze di “cambiamento”. Ma parlando di cambiamenti, che propspettive di cambiamento di politica e strategia climatica fornisce Obama? Read more
L’Italia non raggiungerà i suoi obiettivi di riduzione di gas serra
Secondo un nuovo rapporto dell’Agenzia Ambientale Europea (AAE, in inglese), l’Europa-15 sarà in grado di raggiungere i propri obiettivi “cumulativi” di riduzione di gas serra. In realtà però, disaggregando i dati per singoli paesi, emerge che tre paesi non riusciranno a raggiungere i propri obiettivi: Danimarca, Spagna e Italia.
Read more
Bangkok, Kyoto 2 e il mercato globale del carbonio
A Bangkok è appena finita la prima riunione dopo la conferenza di Bali e dopo il Bali Action Plan. E a Bangkok si sono riuniti i due gruppi Ad Hoc creati all’interno della Conferenza Quadro sul Clima: il primo è l’Ad Hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol, il cui obiettivo è quello di addivenire ad un accordo circa un nuovo quadro regolatorio per il periodo post-Kyoto, e quindi una nuova serie di obblighi quantificati di abbattimento delle emissioni di gas serra; il secondo è l’Ad Hoc Working Group on Long-Term Cooperative Action under the Convetion, gruppo creato a Bali al fine di raggiungere un simile obiettivo, e al contempo far “rientrare” gli Stati Uniti nei negoziati. L’obiettivo di questo secondo gruppo, su cui gli occhi di tutto il mondo sono puntati, è il raggiungimento di un accordo per un protocollo post-Kyoto entro la Conferenza di Copenhagen nel 2009. Yvo deBoer, il Segretario Generale della UNFCCC, ha detto “il treno per Copnehagen è partito”.
Ma noi ci chiediamo che tipo di treno sia partito. E quali prospettive vi sono che deragli. Sul tipo di treno, non ci possono essere dubbi. L’unica cosa certa e su cui non vi sono apparentemente conflitti è la “necessità” di estendere nel periodo post-Kyoto i meccanismi di flessibilità del Protocollo di Kyoto, ossia il commercio del carbonio (attraverso scambi di permessi o di crediti da progetto). Infatti, il sommario pubblicato dalla UNFCCC mostra come obiettivo comune sia quello di “further expanding the reach of these mechanisms and moving towards a global carbon market with a single market price for carbon”. Inoltre, “Many participants noted the essential role of carbon prices in engaging the private sector, driving long-term investment decisions and determining the degree of mitigation that may be achieved.”
Sulle prospettive di un possibile deragliamento, è illuminante il commento ufficiale di Elliot Diringer, Director of International Strategies del Pew Center on Global Climate Chang. Con riguardo alle probabilità di raggiungere un accordo entro la Copenhagen 2009, Diringer dice ” it’s hard to leave Bangkok confident that deadline can be met”.
Gli Stati Uniti continuano a rifiutare considerazione di obiettivi di riduzioni delle emissioni di gas serra che siano obbligatori, e insiste invece su azioni volontarie.
È vero però che “Participants recalled that he use of market-based approaches needs to be supplemental to domestic action in meeting Annex I Parties’ emission reduction targets”, e sicuramente tali “participants” erano rappresentanti di paesi in via di sviluppo, ma almeno riferimenti al principio di supplementarietà (in inglese) si fanno ancora.
CICEDU vi invita di nuovo a firmare la Dichiarazione di Durban sul Commercio del Carbonio, e cosí supportare la giustizia climatica.
Centro commerciale Norvegese offre certificati di riduzione di CO2
Uno dei più grandi centri commerciali Norvegesi, lo Strømmen StorSenter che si trova poco fuori Oslo, ha iniziato una promozione un pó particolare: certificati di riduzioni di CO2. I certificati in vendita sono emessi attraverso progetti del tipo Clean Development Mechanism (CDM), approvati dalle Nazioni Unite (e in particolare dal comitato esecutivo del CDM). Ogni certificato - che è venduto per 165 corone norvegesi (circa 20 Euro) - corrisponde a una tonnellata di CO2. Le quote, vendute a privati e società, corrispondo a riduzioni avvenute attraverso due progetti di impianti per la produzione di energia eolica in India, già operativi. La società che vende i certificati - CO2 Focus - assicura che una volta acquistati, i certificati sono cancellati dal registro dei CERs. CICEDU ha acquistato un certificato, il quale riporta le seguenti informazioni: Anno (2008); Compratore (da compilare ad opera del compratore stesso); Tipo (Riduzione di emissioni certificata); Quantità (1 tonnellata); Progetto CDM (il numero del progetto); Link (link alla pagina del progetto sul sito delle Nazioni Unite).
Read more
Bali e il commercio del carbonio
La Conferenza di Bali è in svolgimento da qualche giorno, e arrivano notizie e voci di una certa discordia tra le ONG presenti. In particolare Daphne Wysham dell’Institute for Policy Studies riporta da Bali che la parola d’ordine - sia che si parli di politiche di adattameno, o di mitigazione o che si discuta tra ONG di piani per promuovere lo sviluppo sostenibile o l’eliminazione della povertà - è una soltanto: commercio del carbonio. Citando (traduzione di CICEDU):
Quando ci sono soldi sul tavolo, ci sono anche molte ragioni per litigare. E ora ci sono moltissimi soldi che vengono mostrati a governi - e a ONG - che hanno però delle condizioni: accettare il commercio del carbonio oppure non ricevere un soldo. Anche i fondi per l’adattamento, che rappresentano la fetta più grande della “torta”, sono offerti a paesi in via di sviluppo senza “cash” - ma solo come percentuale del budget per il commerci odel carbonio. Il messagio: accettare il commercio del carbonio o morire di fame.
Lo schema UE per il commercio del carbonio non è trasparente
Secondo la società di consulenza E3, sarebbe impossibile verificare l’intergità ambientale dei registri dei crediti della UE. E3 ha presentato un rapporto in cui emerge che i numeri di serie utilizzati per identificare blocchi di crediti di carbonio vengono riutilizzati, rendendo impossibile una verifica indipendente delle effettive riduzioni. In particolare emerge dal rapporto che sono stati identificati 238 casi di riutilizzo sia sui registri nazionali che sull’europeo Community Independent Transaction Log, e che qusto potrebbe significare che fino a 18 milioni di crediti potrebbero essere stati contati doppiamente. Il rapporto lamenta anche che in aggiunta, in Italia molti milioni di crediti hanno lo stesso numero di identificazione.
E3 lamenta che consentire il riutilizzo di permessi di emissioni con lo stesso numero di serie rende impossibile seguire “la storia” dei signoli crediti dall’allocazione al ritiro, e che un sistema che non sia verificabile da terzi indipendenti non può considerarsi trasparente. La Commissione Europe nega che il rapporto abbia fondamento.
Questa è solo l’ultima di una serie di ragioni per finalmente considerare che il commercio del carbonio non può rappresentare una soluzione aicambiamenti climatici: non in teoria, non in pratica.
Nuovo briefing CICEDU: Il Commercio del carbonio spiegato
Il Commercio del Carbonio spiegato è un breve briefing che illustra i vari meccanismi attraverso cui la “merce carbonio” è scambiata sui mercati internazionali. Il briefing spiega in poche parole Emissions Trading, Clean Development Mechanism, mercati offset volontari ed altro.
CICEDU ringrazia FERN, con la cui collaborazione il briefing è stato prodotto.