Il mercato del carbonio non salverà il pianeta: nuovo libro pubblicato in occasione della COP15 a Copenhagen

Upsetting the Offset Un nuovo libro intitolato Upsetting the Offset: The Political Economy of Carbon Markets è stato appena pubblicato, in modo da coincidere con la COP 15 a Copenhagen. Il libro, che critica il mercato del carbonio, è suddiviso in tre parti: una parte di teoria critica, un parte di case studies da tutto il mondo mondo, e infine una parte in cui si delineano alcune possibili soluzioni alternative. Il libro, pubblicato dall’editore indipendente Mayfly Books, e curato da Steffen Böhm e Siddhartha Dabhi, due accademici dell’Università dell’Essex, nel Regno Unito, continene i contributi di più di 30 esperti internazionali (tra cui quello di Vito De Lucia, ricercatore associato del CICEDU, e membro fondatore di Eco Pax Mundi/GiustiziaClimatica, intitolato “Hegemony and Climate Justice: a Critical Analysis“).
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Verso Copenhagen: un’analisi critica della politica climatica di Barak Obama

CICEDU ha collaborato alla pubblicazione di un’analisi della politica climatica di Barak Obama. L’articolo è una versione rivista, corretta e ampliata del post pubblicato recentemente sul sito di Giustizia Climatica. Leggi l’articolo Verso Copenhagen: un’analisi critica della politica climatica di Barak Obama

Obama: cambiamento oppure illusione?

Gli Stati Uniti hanno eletto un nuovo Presidente: Barak Obama. Un’elezione storica da molti punti di vista, la cui campagna elettorale è stata dominata da promesse e speranze di “cambiamento”. Ma parlando di cambiamenti, che propspettive di cambiamento di politica e strategia climatica fornisce Obama?

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Una breve critica alla posizione italiana sulla politica climatica

La polemica tra Governo Italiano e Commissione Europea non si placa. Il Governo italiano ha richiesto un “pausa”, ovvero una sospensione dell’applicazione della regolamentazione sulle emissioni di gas serra per i prossimi 12-15 mesi al fine di verificarne i costi. Lunedì vi sarà un incontro tra il Commissario Europea all’Ambiente Dimas e il Ministro delll’Ambiente Italiano Prestigiacomo. Non solo i cambiamenti climatici divengono un problema economico (piuttosto che ambientale, sociale e culturale), questa “economizzazione” del problema consente di subordinare il problema economico “clima” al problema economico “crisi finanziaria”.
Ma cerchiamo di inquadrare la politica climatica Italiana alla luce di due considerazioni: una relativa alla polemica specifica aperta sulla politica climatica europea dal Governo Berlusconi; l’altra più in generale sulla visione e politica climatica del Governo.
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Prognosi di disastri ambientali: l’ENI si assicura l’accesso a depositi bitumonosi in Congo

L’ENI ha firmato un accordo con il Governo del Congo su un piano energetico che prevede tre punti principali. In primo luogo, l’ENI si è assicurata l’accesso a depositi bituminosi su un area di circa 1800 chilometri quadrati, In secondo luogo, l’ENI opererà progetti legati a petrolio convenzionale e in relazione alla produzione di energia elettrica in Congo. Infine, l’ENI utilizzerà 70,000 ettari di terra per la produzione di olio di palma, sia per fini alimentari che come agrocarburanti, in un progetto chamato Food Plus Biodiesel (Cibo più biodiesel).
L’ENI definisce questo accordo come un nuovo modello di cooperazione
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Il sequestro geologico della CO2: soluzione o distrazione?

Sia in Europa che negli Stati Uniti si sta spingendo molto per far maturare una tecnologia che secondo l’industria e una buona fetta della società civile potrebbe rappresentare un’indolore soluzione ai problemi dei cambiamentei climatici: il sequestro geologico della CO2. Il principio è quello di “catturare” le emissioni di CO2, sequestrarle e quindi  depositarle in formazioni geologiche sotterranee, nella speranza che la CO2 rimanga sotterrata per sempre. Il New York Times ha recentemente scritto di questa tecnologia in termini del più grande progetto di smaltimento di rifiuti tossici intrapreso dall’uomo, considerando che una (grande) perdita di CO2 potrebbe essere tanto pericolosa quanto una perdita di combustibile nucleare.

In Europa in particolare si scommette molto su questa tecnologia. La Norvegia è all’avanguardia sia sul piano della ricerca e sviluppo, che sul piano politico e di policy, con progetti piloti e promozione lobbystica della tecnologia sia da parte delle autorità che di ONG ambientalsite come Bellona, il cui leader, Frederic Haugen promuove il sequestro della CO2 da anni. E Haugen è stato infatti nominato vice-presidente della Technology Platform on Zero Emission Fossil Fuel Power Plants (ZEP) dell’Unione Europea. Haugen e Bellona considerano il sequestro della CO2 come un punto chiave per un accordo post-Kyoto (in inglese). Bellona è anche dietro la proposta del parlamentare europeo inglese Chris Davies, che vorrebbe che dal 2020 ogni nuovo impianto a combustibili fossili sia equipaggiato con la tecnologia di sequestro.

Ma che vantaggi offre questa tecnologia?

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Biocarburanti: c’e’ bisogno di una moratoria!

Sempre più appare chiaro come i biocarburanti (o argocarburanti) non rappresentino una soluzione né ai problemi di sicurezza energetica, né con riguardo ai cambiamenti climatici. Due recenti studi pubblicati sulla prestigiosa rivista Science hanno calcolato l’impatto della conversione in terreni agricoli per la produzione di biocarburanti di foreste e praterie. Entrambi gli studi concludono che tale conversione comporterebbe un “debito di CO2″ che richiederebbe decenni o addirittura secoli di utilizzo di biocarburanti per essere colmato.
Eppure incentivi all’utilizzo di biocarburanti continuano ad essere previsti nelle politihe climatiche di molti paesi (USA, UE, Brasile etc.) ed aumentati. Il CICEDU ha firmato la chiamata per un’immediata moratoria sui biocarburanti di Econexus un pò di tempo addietro. Una nuova petizione per una moratoria sui biocarburanti viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments.
La petizione chiede una moratoria su nuovi sviluppi di biocarburanti; l’eliminazione di obbiettivi di utilizzo di biocarburanti in Europa e nel resto del mondo; e una moratoria internazionale sull’esportazione di biocarburanti, finché il reale costo sociale ed ambientali dei biocarburanti non sia stato stimato, evitando cosí i disastri in corso.
La petizione insiste sul nome di agrocarburanti, per sottolineare come il problema sia legato principalmente alle colture agricole di tipo industriale e di larga scala, piuttosto che ai biocombustibili di “piccola scala” (per consumo immediato, e ottenuti con tecnologie di sussistenza).
La petizione ci ricorda come l’industria dei biocarburanti sia responsabile di deforestazione in Uganda; della messa in perciolo di aree protette in Etiopia; dello sfruttamento di braccia agricole in Zambia; della competizione tra produzione di cibo e di biocarburanti in paesi dell’Africa Occidentale come Togo, Ghana, Senegal, Mali, Côte d’Ivoire e Niger, per via di una “sindrome della Jatropha“.
CICEDU invita a firmare questa petizione, mandando una email con indicazione del proprio nome (e nome dell’organizzazione) e nazionalità a agrofuelsafrica@gmail.com

Rapporto Europeo: l’Italia è lontana dagli obiettivi di Kyoto

Un nuovo rapporto dell’Agenzia Ambientale Europea presenta i progressi fatti nel ridurre emissioni di gas serra in Europa.
Per quanto riguarda l’Italia, i dati sono i seguenti: a fronte di un obiettivo di riduzione del 6.5% rispetto al 1990, le emissioni sono aumentate del 12%.
Le emissioni di gas serra nell’area EU27 (escludendo le riduzioni legate all’uso del territorio e alle foreste) sono diminuite dello 0.7% tra il 2004 e il 2005, e del 7.9% rispetto al 1990 (anno di riferimento del Protocollo di Kyoto). Ma c’è il trucco. Read more

Riflessioni sul Bali Action Plan III

Per concludere brevemente queste riflessioni sul Bali Action Plan (BAP), è bene dare uno sguardo anche a decisioni “minori”, prese al di fuori del BAP. È importante focalizzare su una non-decisione, ovvero su una mancata decisione. Nell’ultimo anno molta stampa e alcune ricerche accademiche hanno portato alla luce “lo scandalo degli HFC-23″. Read more

Riflessioni sul Bali Action Plan: Parte II

Per identificare i risultati concreti della conferenza di Bali, bisogna per prima cosa distinguere il Bali Action Plan dal resto delle decisioni prese dagli organismi della conferenza (l’organismo della Convenzione - Conference of the Parties (COP) - e quello del Protocollo - Conference of the Parties serving as the Meeting of the Parties (COP/MOP or CMP)). In primo luogo soffermiamoci sul Bali Action Plan, l’outcome più pubblicizzato - e più significativo - della conferenza. Read more

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