Poznan: finanziamenti e adattamento
Comunque vadano i negoziati, e qualunque saranno gli obiettivi di riduzione dei gas climateranti nei prossimi decenni, alcune delle conseguenze dei cambiamenti climatici sono oramai inevitabili. A dire il vero, alcune conseguenze sono già riscontrabili (per dettagli si rinvia al quarto rapporto dell’IPCC sull’adattamento e le vulnerabilità). Ora, uno dei problemi centrali di equità della questione climatica risiede nel fatto che i paesi che meno hanno contribuito al surriscaldamento globale - i paesi in via di sviluppo - sono i più vulnerabili alle sue conseguenze dannose.
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Foreste, tecnologia e finanziamenti: una visione condivisa a Poznan?
Durante le sessioni di apertura della conferenza di Poznan è emerso chiaramente come l’Unione Europea voglia enfatizzare una visione condivisa per il raggiungimento di un obiettivo globale al 2050. Questo si inserisce nella strategia- non solo europea - di includere i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) in questa visione condivisa, con l’intento di fargli accettare obblighi di riduzione quantificati a Copenhagen. Questa visione condivisa però non sembra essere la priorità dei paesi del G77 o della Cina, che vorrebbero spendere meno tempo su tale questione e focalizzare i negoziati sui punti più importanti epr loro: trasferimento di tecnologia e finanziamenti. Addirittura molte delegazioni di paesi in via di sviluppo hanno chiesto di spostare le discussioni sulla visione condivisa a Marzo 2009.
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Si apre la COP14 a Poznan: burocrazia del clima o giustizia climatica?
La Conferenza numero 14 della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) si è aperta oggi Poznan, in Polonia. Il numero dei partecipaanti è di 11.000, includendo rappresentanti governativi, del mondo del business e dell’indsutria, di NGO e di istituti accademici e di ricerca: parlare di burocrazia del clima non sembrerebbe fuori luogo.In particolare, le riunioni officiali sarannp le seguenti:
[...] the 14th Conference of the Parties (COP 14) to the UN Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) and the fourth Conference of the Parties serving as the Meeting of Parties to the Kyoto Protocol (COP/MOP 4). In support of these two main bodies, four subsidiary bodies will convene: the fourth session of the Ad Hoc Working Group on Long-term Cooperative Action under the Convention (AWGLCA 4); the resumed sixth session of the Ad Hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol (AWG-KP 6); and the 29th sessions of the Subsidiary Body for Implementation (SBI 29) and Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice (SBSTA 29). A joint COP and COP/MOP high-level segment with government ministers and other senior officials will also take place from 11-12 December.
L’obiettivo è di portare avanti i negoziati iniziati a Bali l’anno passato, e avvicinanrsi al raggiungimento di quell’accordo su un successore del Protocollo di Kyoto previsto per la conferenza di Copenhagen l’anno prossimo. Le discussioni saranno incentrate sui “pilastri” del Bali Action Plan: mitigazione, adattamento, tecnologia e finanza e investimenti. La domanda che ci poniamo è cosa ne sarà della giustizia climatica, e se riuscirà a prevalere sulla burocrazia del clima.
In parallelo alla Conferenza ufficiale, vari gruppi, network e movimenti ambientalisti, di solidarietà e per la giustizia climatica si sono mobilitati per assicurare che qualunque accordo climatico rispetti dei criteri minimi di giustizia ambientale e sociale. Il CICEDU seguirà attentamente gli sviluppi della Conferenza, e riporterà qui sul blog.
Una breve critica alla posizione italiana sulla politica climatica
La polemica tra Governo Italiano e Commissione Europea non si placa. Il Governo italiano ha richiesto un “pausa”, ovvero una sospensione dell’applicazione della regolamentazione sulle emissioni di gas serra per i prossimi 12-15 mesi al fine di verificarne i costi. Lunedì vi sarà un incontro tra il Commissario Europea all’Ambiente Dimas e il Ministro delll’Ambiente Italiano Prestigiacomo. Non solo i cambiamenti climatici divengono un problema economico (piuttosto che ambientale, sociale e culturale), questa “economizzazione” del problema consente di subordinare il problema economico “clima” al problema economico “crisi finanziaria”.
Ma cerchiamo di inquadrare la politica climatica Italiana alla luce di due considerazioni: una relativa alla polemica specifica aperta sulla politica climatica europea dal Governo Berlusconi; l’altra più in generale sulla visione e politica climatica del Governo.
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Italia contro Europa sulle politiche climatiche: rinnegando la nostra responsabilità
La crisi finanziaria ha anche effetti climatici. Per via della congiuntura economico-finanziaria, il governo Berlusconi si è detto pronto ad utilizzare il veto per fermare i pur modesti obiettivi climatici dell’Europa, ossia il famoso 20-20-20: nel 2020, riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, 20% di quota di energie rinnovabili e aumento del 20% dell’efficienza energetica (e - in più - il controverso obiettivo del 10% di biocarburanti per trasporti).
Una nota del Consiglio Europeo, in svolgimento e previsto per il 15 e il 16 Ottobre, ha confermato la determinazione a mantenere gli impegni presi in materia di politica climatica ed energetica. Il presidente della commissione europea, Josè Barroso, in una conferenza stampa di oggi 15 ottobre ha parimenti manifestato chiaramente la sua intenzione di mantenre inalterati gli obiettivi europei sul clima, dicendo che il clima non è un optional, né un aperitivo, e neppure un digestivo. Non ci si può impegnare solo quando ci si sente bene. E ha invitato a considerare flessibilità solamente sui meccanismi e le modalità di raggiungimento degli obiettivi, non sugli obiettivi stessi.
Il governo Berlusconi intanto (assieme al Governo polacco) non ci sta.
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Agrocarburanti, terra rubata e perdita di biodiversità
Ancora una storia di terra rubata e di perdtia drammatica di foreste e biodiversità per “far posto” a piantagioni intensive finalizzate alla produzione di agrocarburanti. L’area interessata è la regione di Chocò in Colombia, dove sin dal 1996 si susseguono storie di abusi di diritti umani, violenze, esproriazioni illegali di terre etc nell’ambito dei programmi di espansione della produzione di olio di palma.
Per maggiori informazioni: http://www.climateark.org/alerts/send.asp?id=colombia_biofuel (in inglese) e http://www.salvalaselva.org/protestaktion.php?id=255 (in spagnolo)
CICEDU invita nuovamente a chiedere una moratoria su ogni obiettivo riguardante agrocarburanti, e ricorda la “Campagna per un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti, importazioni di agrocombustibili e monocolture agroenergetiche in Europa” promossa da EcoNexus
“La presente campagna chiede un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti e agroenergia derivati da monocolture su larga scala, incluse piantagioni arboree, ed una moratoria sulle importazioni di tali agrocarburanti. Chiediamo altresì l’immediata sospensione di tutti gli incentivi quali sgravi fiscali e sussidi che beneficiano gli agocarburanti derivati da monocolture su larga scala, inclusi finanziamenti canalizzati attraverso meccanismi di commercio del carbonio, programmi internazionali di aiuto allo sviluppo o finanziamenti di istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale. Questa campagna è una risposta al crescente numero di inviti del Sud Globale contro monocolture di agrocarburanti, che sono supportati dagli obiettivi dell’Unione Europea“
Inoltre, vogliamo ricordare la petizione per una moratoria sui biocarburanti che viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments
Le popolazioni Indigene protestano contro l’esclusione dalla conferenza di Bali
Un pò in ritardo, ma vogliamo riportare nella nostra traduzione la seguente dichiarazione di popolazioni indigene sui cambiamenti climatici. Questa dichiarazione esprime molti dei punti che il CICEDU sostiene, condivide e promuove. Con l’occasione, vi vogliamo invitare nuovamente a leggere e firmare la Dichiarazione di Durban sul Commercio del Carbonio
Bangkok, Kyoto 2 e il mercato globale del carbonio
A Bangkok è appena finita la prima riunione dopo la conferenza di Bali e dopo il Bali Action Plan. E a Bangkok si sono riuniti i due gruppi Ad Hoc creati all’interno della Conferenza Quadro sul Clima: il primo è l’Ad Hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol, il cui obiettivo è quello di addivenire ad un accordo circa un nuovo quadro regolatorio per il periodo post-Kyoto, e quindi una nuova serie di obblighi quantificati di abbattimento delle emissioni di gas serra; il secondo è l’Ad Hoc Working Group on Long-Term Cooperative Action under the Convetion, gruppo creato a Bali al fine di raggiungere un simile obiettivo, e al contempo far “rientrare” gli Stati Uniti nei negoziati. L’obiettivo di questo secondo gruppo, su cui gli occhi di tutto il mondo sono puntati, è il raggiungimento di un accordo per un protocollo post-Kyoto entro la Conferenza di Copenhagen nel 2009. Yvo deBoer, il Segretario Generale della UNFCCC, ha detto “il treno per Copnehagen è partito”.
Ma noi ci chiediamo che tipo di treno sia partito. E quali prospettive vi sono che deragli. Sul tipo di treno, non ci possono essere dubbi. L’unica cosa certa e su cui non vi sono apparentemente conflitti è la “necessità” di estendere nel periodo post-Kyoto i meccanismi di flessibilità del Protocollo di Kyoto, ossia il commercio del carbonio (attraverso scambi di permessi o di crediti da progetto). Infatti, il sommario pubblicato dalla UNFCCC mostra come obiettivo comune sia quello di “further expanding the reach of these mechanisms and moving towards a global carbon market with a single market price for carbon”. Inoltre, “Many participants noted the essential role of carbon prices in engaging the private sector, driving long-term investment decisions and determining the degree of mitigation that may be achieved.”
Sulle prospettive di un possibile deragliamento, è illuminante il commento ufficiale di Elliot Diringer, Director of International Strategies del Pew Center on Global Climate Chang. Con riguardo alle probabilità di raggiungere un accordo entro la Copenhagen 2009, Diringer dice ” it’s hard to leave Bangkok confident that deadline can be met”.
Gli Stati Uniti continuano a rifiutare considerazione di obiettivi di riduzioni delle emissioni di gas serra che siano obbligatori, e insiste invece su azioni volontarie.
È vero però che “Participants recalled that he use of market-based approaches needs to be supplemental to domestic action in meeting Annex I Parties’ emission reduction targets”, e sicuramente tali “participants” erano rappresentanti di paesi in via di sviluppo, ma almeno riferimenti al principio di supplementarietà (in inglese) si fanno ancora.
CICEDU vi invita di nuovo a firmare la Dichiarazione di Durban sul Commercio del Carbonio, e cosí supportare la giustizia climatica.
Biocarburanti: c’e’ bisogno di una moratoria!
Sempre più appare chiaro come i biocarburanti (o argocarburanti) non rappresentino una soluzione né ai problemi di sicurezza energetica, né con riguardo ai cambiamenti climatici. Due recenti studi pubblicati sulla prestigiosa rivista Science hanno calcolato l’impatto della conversione in terreni agricoli per la produzione di biocarburanti di foreste e praterie. Entrambi gli studi concludono che tale conversione comporterebbe un “debito di CO2″ che richiederebbe decenni o addirittura secoli di utilizzo di biocarburanti per essere colmato.
Eppure incentivi all’utilizzo di biocarburanti continuano ad essere previsti nelle politihe climatiche di molti paesi (USA, UE, Brasile etc.) ed aumentati. Il CICEDU ha firmato la chiamata per un’immediata moratoria sui biocarburanti di Econexus un pò di tempo addietro. Una nuova petizione per una moratoria sui biocarburanti viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments.
La petizione chiede una moratoria su nuovi sviluppi di biocarburanti; l’eliminazione di obbiettivi di utilizzo di biocarburanti in Europa e nel resto del mondo; e una moratoria internazionale sull’esportazione di biocarburanti, finché il reale costo sociale ed ambientali dei biocarburanti non sia stato stimato, evitando cosí i disastri in corso.
La petizione insiste sul nome di agrocarburanti, per sottolineare come il problema sia legato principalmente alle colture agricole di tipo industriale e di larga scala, piuttosto che ai biocombustibili di “piccola scala” (per consumo immediato, e ottenuti con tecnologie di sussistenza).
La petizione ci ricorda come l’industria dei biocarburanti sia responsabile di deforestazione in Uganda; della messa in perciolo di aree protette in Etiopia; dello sfruttamento di braccia agricole in Zambia; della competizione tra produzione di cibo e di biocarburanti in paesi dell’Africa Occidentale come Togo, Ghana, Senegal, Mali, Côte d’Ivoire e Niger, per via di una “sindrome della Jatropha“.
CICEDU invita a firmare questa petizione, mandando una email con indicazione del proprio nome (e nome dell’organizzazione) e nazionalità a agrofuelsafrica@gmail.com
Centro commerciale Norvegese offre certificati di riduzione di CO2
Uno dei più grandi centri commerciali Norvegesi, lo Strømmen StorSenter che si trova poco fuori Oslo, ha iniziato una promozione un pó particolare: certificati di riduzioni di CO2. I certificati in vendita sono emessi attraverso progetti del tipo Clean Development Mechanism (CDM), approvati dalle Nazioni Unite (e in particolare dal comitato esecutivo del CDM). Ogni certificato - che è venduto per 165 corone norvegesi (circa 20 Euro) - corrisponde a una tonnellata di CO2. Le quote, vendute a privati e società, corrispondo a riduzioni avvenute attraverso due progetti di impianti per la produzione di energia eolica in India, già operativi. La società che vende i certificati - CO2 Focus - assicura che una volta acquistati, i certificati sono cancellati dal registro dei CERs. CICEDU ha acquistato un certificato, il quale riporta le seguenti informazioni: Anno (2008); Compratore (da compilare ad opera del compratore stesso); Tipo (Riduzione di emissioni certificata); Quantità (1 tonnellata); Progetto CDM (il numero del progetto); Link (link alla pagina del progetto sul sito delle Nazioni Unite).
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