Il mercato del carbonio non salverà il pianeta: nuovo libro pubblicato in occasione della COP15 a Copenhagen
Un nuovo libro intitolato Upsetting the Offset: The Political Economy of Carbon Markets è stato appena pubblicato, in modo da coincidere con la COP 15 a Copenhagen. Il libro, che critica il mercato del carbonio, è suddiviso in tre parti: una parte di teoria critica, un parte di case studies da tutto il mondo mondo, e infine una parte in cui si delineano alcune possibili soluzioni alternative. Il libro, pubblicato dall’editore indipendente Mayfly Books, e curato da Steffen Böhm e Siddhartha Dabhi, due accademici dell’Università dell’Essex, nel Regno Unito, continene i contributi di più di 30 esperti internazionali (tra cui quello di Vito De Lucia, ricercatore associato del CICEDU, e membro fondatore di Eco Pax Mundi/GiustiziaClimatica, intitolato “Hegemony and Climate Justice: a Critical Analysis“).
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Agrocarburanti responsabili della crisi alimentare secondo un rapporto “segreto” della Banca Mondiale
Il 4 Luglio il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un articolo in cui si rendeva pubblico il contenuto di un rapproto “segreto” della Banca Mondiale. Tale rapporto, intitolato A Note on Rising Food Prices e fatto circolare come memo interno sin da Aprile, analizza il mercato alimentare mondiale e le cause delgli enormi rialzi dei prezzi che hanno condotto alla crisi alimentare mondiale. Traduciamo una parte del sommario del rapporto:
“L’indice dei prezzi della Banca Mondiale è aumentato del 140% tra Gennaio 2002 e Febbraio 2008. Questo aumento è stato causato da una confluenza di fattori, ma il più importante è stato il grande aumento di produzione di agrocarburanti negli USA e nella UE. Senza questo aumento di produzione di agrocarburanti, le riserve di grano e mais non sarebbero diminuite in maniera significativa, e i rialzi dei prezzi dovuti ad altri fattori avrebbero avuto un effetto solo moderato. La sospensione delle esportazioni e le speculazioni finanziarie non sarebbero accadute, essendo una reazione al rialzo dei prezzi.”
Agrocarburanti in Guatemala = repressione di comunità indigene
Il programma del governo del Guatemala di espandere la produzione di biocarburanti, che trova supporto e fianziamento da parte della Inter-American Development Bank (IADB) viene promosso e implementato in maniera repressiva. Le comunità indigene ne soffrono le conseguenze. Segue la traduzione del comunicato stampa di Rainforest Rescue, basato sui rapporti di Rights Action, una ONG presente in Guatemala, e che ha iniziato una campagna per invitare il Direttore della IADB a rimuovere il supporto (e chiudere i finanziamenti) al governo del Guatemala.
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La crisi alimentare, la conferenza FAO e la sovranità alimentare
Si è aperta a Roma la conferenza FAO High-Level Conference on World Food Security: the Challenges of Climate Change and Bioenergy, che si concluderà il 5 giugno. La crisi alimentare è il punto centrale delle discussioni, e la speranza è quella di trovare una soluzione sia di breve periodo (risolvere la crisi e garantire accesso al cibo alle comunità in difficoltà), sia di medio e lungo periodo, quindi cercando di modificare il quadro strutturale del mercato alimentare mondiale.
Agrocarburanti, terra rubata e perdita di biodiversità
Ancora una storia di terra rubata e di perdtia drammatica di foreste e biodiversità per “far posto” a piantagioni intensive finalizzate alla produzione di agrocarburanti. L’area interessata è la regione di Chocò in Colombia, dove sin dal 1996 si susseguono storie di abusi di diritti umani, violenze, esproriazioni illegali di terre etc nell’ambito dei programmi di espansione della produzione di olio di palma.
Per maggiori informazioni: http://www.climateark.org/alerts/send.asp?id=colombia_biofuel (in inglese) e http://www.salvalaselva.org/protestaktion.php?id=255 (in spagnolo)
CICEDU invita nuovamente a chiedere una moratoria su ogni obiettivo riguardante agrocarburanti, e ricorda la “Campagna per un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti, importazioni di agrocombustibili e monocolture agroenergetiche in Europa” promossa da EcoNexus
“La presente campagna chiede un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti e agroenergia derivati da monocolture su larga scala, incluse piantagioni arboree, ed una moratoria sulle importazioni di tali agrocarburanti. Chiediamo altresì l’immediata sospensione di tutti gli incentivi quali sgravi fiscali e sussidi che beneficiano gli agocarburanti derivati da monocolture su larga scala, inclusi finanziamenti canalizzati attraverso meccanismi di commercio del carbonio, programmi internazionali di aiuto allo sviluppo o finanziamenti di istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale. Questa campagna è una risposta al crescente numero di inviti del Sud Globale contro monocolture di agrocarburanti, che sono supportati dagli obiettivi dell’Unione Europea“
Inoltre, vogliamo ricordare la petizione per una moratoria sui biocarburanti che viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments
Le popolazioni Indigene protestano contro l’esclusione dalla conferenza di Bali
Un pò in ritardo, ma vogliamo riportare nella nostra traduzione la seguente dichiarazione di popolazioni indigene sui cambiamenti climatici. Questa dichiarazione esprime molti dei punti che il CICEDU sostiene, condivide e promuove. Con l’occasione, vi vogliamo invitare nuovamente a leggere e firmare la Dichiarazione di Durban sul Commercio del Carbonio
Biocarburanti: c’e’ bisogno di una moratoria!
Sempre più appare chiaro come i biocarburanti (o argocarburanti) non rappresentino una soluzione né ai problemi di sicurezza energetica, né con riguardo ai cambiamenti climatici. Due recenti studi pubblicati sulla prestigiosa rivista Science hanno calcolato l’impatto della conversione in terreni agricoli per la produzione di biocarburanti di foreste e praterie. Entrambi gli studi concludono che tale conversione comporterebbe un “debito di CO2″ che richiederebbe decenni o addirittura secoli di utilizzo di biocarburanti per essere colmato.
Eppure incentivi all’utilizzo di biocarburanti continuano ad essere previsti nelle politihe climatiche di molti paesi (USA, UE, Brasile etc.) ed aumentati. Il CICEDU ha firmato la chiamata per un’immediata moratoria sui biocarburanti di Econexus un pò di tempo addietro. Una nuova petizione per una moratoria sui biocarburanti viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments.
La petizione chiede una moratoria su nuovi sviluppi di biocarburanti; l’eliminazione di obbiettivi di utilizzo di biocarburanti in Europa e nel resto del mondo; e una moratoria internazionale sull’esportazione di biocarburanti, finché il reale costo sociale ed ambientali dei biocarburanti non sia stato stimato, evitando cosí i disastri in corso.
La petizione insiste sul nome di agrocarburanti, per sottolineare come il problema sia legato principalmente alle colture agricole di tipo industriale e di larga scala, piuttosto che ai biocombustibili di “piccola scala” (per consumo immediato, e ottenuti con tecnologie di sussistenza).
La petizione ci ricorda come l’industria dei biocarburanti sia responsabile di deforestazione in Uganda; della messa in perciolo di aree protette in Etiopia; dello sfruttamento di braccia agricole in Zambia; della competizione tra produzione di cibo e di biocarburanti in paesi dell’Africa Occidentale come Togo, Ghana, Senegal, Mali, Côte d’Ivoire e Niger, per via di una “sindrome della Jatropha“.
CICEDU invita a firmare questa petizione, mandando una email con indicazione del proprio nome (e nome dell’organizzazione) e nazionalità a agrofuelsafrica@gmail.com
Società multinazionali possono venir giudicate per violazione dei diritti umani in paesi in via di sviluppo
Il 12 ottobre la Corte d’Appello del Secondo Distretto statunitense ha emesso il verdetto nel caso Khulumani contro Barclays et al., stabilendo che il procedimento può proseguire verso il processo vero e proprio. La causa contesta a 23 società multinazionali l’aiuto e l’istigazione all’Apartheid attraverso finanziamenti e forniture di petrolio e armi, ed è stata iniziata da 87 persone sudafricane che furono vittime di gravi abusi dei diritti umani durante l’Apartheid. Il verdetto si poggia su norme di responsabilità di diritto comune e sull’Alien Claims Tort Act statunitense, che rende il giudice americano competente a giudicare di alcune violazioni di diritto internazionale dovunque avvengano. La decisione è un passaggio molto importante per la difesa dei diritti umani, dal momento che la Corte con questo verdetto stabilisce la possibilità che società multinazionali vengano giudicate per violazioni di diritti umani al di fuori del loro Stato di appartenenza, il che ha particolare rilevanza per paesi in via di sviluppo e paesi a regime totalitario (si pensi a Burma ad esempio).
Maggiori informazioni (in inglese)
La settimana di azione globale contro il debito e le IFI
La settimana del 14-21 Ottobre sarà la settimana dell’azione gloable contro il debito e le Istituzioni finanziarie Internazionali (IFI). L’azione, promossa da Debtweek.org
- diritto alla salute, all’educazione, alla casa, all’acqua e agli altri beni e servizi essenziali di cui tutti dovrebbero godere
- diritto al lavoro e a salari sostenibili
- diritto ad un ambiente sano e all’uso sostenibile delel risorse ecologiche
- diritto all’indipendenza e all’autonomia politica
- diritto all’autodeterminazione in materia di sviluppo economico e altri aspetti della vita nazionale
Greenhouse Development Rights: una proposta per condividere equamente l’atmosfera e stabilizzare il clima
Il gruppo di EcoEquity ha pubblicato una proposta per condividere equamente l’atmosfera e stabilizzare il clima, chiamata Greenhouse Development Rights (GDRs). La proposta prende come punto di partenza l’obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra a livelli compatibili con l’aumenot della temperaura media globale terrestre di 2 gradi, che rappresenta la soglia oltre la quale si verificherebbero cambiamenti climatici potenzialmente disastrosi, come risulta dall’ultimo rapporto dell’ IPCC.
La proposta GDRs è un quadro di riferimento per la protezione climatica compatibile con un programma “d’emergenza” di stabilizzazione del clima, che allo stesso tempo garantisce il diritto allo sviluppo di tutti i popoli. Inoltre, i GDRs quantificano la responsabilità e la capacità dei vari paesi in modo tale da distribuire gli obblighi nazionali di finanziare mitigazione e adattamento in maniera equa e compatibile con il diritto allo sviluppo.
La vera novità dei GDRs - ad esempio rispetto al ben conosciuto approccio Contraction and Convergence - sta nel fatto che gli obblighi sono distribuiti in base ad un indicatore composito di responsabilità e capacità, che differenzia non solo tra paesi ricchi e paesi poveri ma anche tra ricchi e poveri all’interno dei singoli paesi, in modo tale da considerare esplicitamente e in maniera trasparente diseguaglianze socio-economiche al fien della distribuzione (internazionale e intra-nazionale) degli oneri finanziari di mitigazione e addattamento.
Il diritto allo sviluppo viene a corrispondere, nei GDRs, ad un’esenzione da obblighi di mitigazione, esenzione che appartiene ad individui e comunità povere, piuttosto che genericamente a paesi poveri.
I GDRs rappresentano quindi una proposta volta a rendere operativo il principio delle comuni ma differenziate responsabilità su cui si fonda il regime del diritto internazionale del clima, e riescono a portare al centro dell’attenzione il diritto allo sviluppo, riconoscendo come le emissioni siano solamente un mezzo.
Links: La pubblicazione | Il database dei dati utilizzati (il progetto è considerato open source dagli autori, per stimolare partecipazione ed evoluzioni)