Agrocarburanti responsabili della crisi alimentare secondo un rapporto “segreto” della Banca Mondiale
Il 4 Luglio il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un articolo in cui si rendeva pubblico il contenuto di un rapproto “segreto” della Banca Mondiale. Tale rapporto, intitolato A Note on Rising Food Prices e fatto circolare come memo interno sin da Aprile, analizza il mercato alimentare mondiale e le cause delgli enormi rialzi dei prezzi che hanno condotto alla crisi alimentare mondiale. Traduciamo una parte del sommario del rapporto:
“L’indice dei prezzi della Banca Mondiale è aumentato del 140% tra Gennaio 2002 e Febbraio 2008. Questo aumento è stato causato da una confluenza di fattori, ma il più importante è stato il grande aumento di produzione di agrocarburanti negli USA e nella UE. Senza questo aumento di produzione di agrocarburanti, le riserve di grano e mais non sarebbero diminuite in maniera significativa, e i rialzi dei prezzi dovuti ad altri fattori avrebbero avuto un effetto solo moderato. La sospensione delle esportazioni e le speculazioni finanziarie non sarebbero accadute, essendo una reazione al rialzo dei prezzi.”
La crisi alimentare, la conferenza FAO e la sovranità alimentare
Si è aperta a Roma la conferenza FAO High-Level Conference on World Food Security: the Challenges of Climate Change and Bioenergy, che si concluderà il 5 giugno. La crisi alimentare è il punto centrale delle discussioni, e la speranza è quella di trovare una soluzione sia di breve periodo (risolvere la crisi e garantire accesso al cibo alle comunità in difficoltà), sia di medio e lungo periodo, quindi cercando di modificare il quadro strutturale del mercato alimentare mondiale.
Sovranità alimentare contro OGM: gli USA ci riprovano…
Sembra che l’amministrazione Bush stia (ri)provando ad inserire nel pacchetto di aiuti alimentari destinati ad alleviare la crisi alimentare mondiale OGM: Ancora una volta.
Oggi
L’amministrazione Bush ha inserito una clausola insidiosa nel pacchetto di aiuti alimentari recentemente proposto. Tale inserzione permetterebbe a USAID, il programma che gestisce aiuti alimentari negli Stati Uniti (e di cui abbiamo già parlato nel post Polemiche sulla politica degli aiuti alimentari statunitensi), di utilizzare una parte dei fondi messi a disposizione come “development farming” (=agricoltura per lo sviluppo), che includerebbe OGM. Quindi gli USA riprovano ad utilizzare una crisi alimentare per “spingere” i loro organismi geneticamente modificati.
Ieri
La politica di USAID ha cercatgo più volte di garantire l’immissione in mercati di paesi in via di sviluppo di prodotti geneticamente modificati. In molte occasioni la pratica di USAID di mettere a disposizione aiuti alimentari composti in buona parte di mais geneticamente modificato ha suscitato dure reazioni da parte dei paesi destinatari e di NGO ambientaliste e di solidarietà locali e internazionali. Nel 2000, e poi nel 2002, qualcuno dei paesi sudafricani – come ad esempio Mozambico e Zimbabwe - rifiutarono addirittura di accettare mais geneticamente modificato che non fosse stato macinato prima della consegna. Tra il 1999 e il 2000 USAID donò 500.000 tonnellate di mais e derivati ad organizzazioni umanitarie come il World Food Program. Almeno il 30% di queste partite – secondo l’economista canadese Michel Chossudovsky – erano surplus agricolo geneticamente modificato.
Questo aspetto pone anche il problema della possibile contaminazione delle specie locali, dal momento che il mais inviato spesso non è macinato e può germogliare, con gravi danni sia la biodiversità locale che per gli agricoltori africani. Tali politiche di USAID furono messe in pratica più volte durante le crisi alimentari del 2000 e del 2002 in paesi come Zambia, Zimbabwe, Lesotho, Mozambico, Malawi.
Più a monte
Il caso del Malawi illustra come vi siano implicazioni a monte, che dipendono dalle strutture dell’ordine economico mondiale, le quali hanno portato il paese ad essere una vittima prima, e uno strumento poi degli interessi commerciali dei paesi (e delle multinazionali) industrializzati.
In un’intervista alla BBC, l’allora presidente Muluzi dichiarò che il governo del Malawi aveva doveuto cedere alle pressioni di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale e vendere le proprie riserve di mais al fine di ripagare i propri debiti internazionali. Alla fine degli anni novanta era stata la volta dell’Etiopia a doversi “liberare” delle proprie riserve di grano (accumulate in via precauzionale dopo la carestia del 1984/85) al fine di rimanere al passo con i pagamenti dei debiti contratti con istituzioni finanziarie internazionali. Della produzione di mais del 1996 l’Etiopia ne aveva esportato circa un milione di tonnellate, ammontare che secondo stime dalla FAO sarebbe stato sufficiente a fronteggiare l’emergenza del 1999/2000. E ammontare che l’Etiopia dovette poi re-importare.
Secondo Chossudovsky “il mercato mondiale aveva confiscato le riserve di grano dell’Etiopia”. Ora gli USA tentano di nuovo di diffondere i logo OGM cavalcando l’onda di una nuova crisi alimentare.
Polemiche sulla politica degli aiuti alimentari statunitensi
CARE - una delle più grandi ONG al mondo - ha deciso di rinunciare a parteciapre al programa di aiuti alimentari del governo federale americano per via delle conseguenze negative che tale programma ha nei paesi in via di sviluppo che in teoria dovrebbero beneficiarne. CARE rinuncia a finanziamentei del tenore di 45 milioni di dollari l’anno, puntando alla uscita definitiva dal programma nel 2009. E cosí facendo apre una polemica nel mondo delle ONG
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