La politica climatica Europea sembra “carbonizzarsi”…..
Mentre i negoziati a Poznan hanno preso il via, il tira-e-molla per arrivare all’accordo sul pacchetto UE clima ed energia - e sulla fase 3 dello schema europea di emissions trading - sembra prendere una piega poco rassicurante. Secondo Euractiv, sembra che l’ultima proposta di compromesso messa sul tavolo dalla Presidenza Francese renda il pacchetto un colabrodo:
As part of its push to reach an agreement, France is putting forward a compromise that includes free emission rights for coal plants, financial compensation for energy-intensive industries and extensive use of third country emissions reductions to meet CO2 ‘effort sharing’ targets.
In altre parole, si prevede la distribuzione gratuita dei permessi di emissioni a quelgli stati membri la cui produzione energetica dipenda dal carbone per oltre il 30%. Inoltre, sono previste compensazioni finanziarie per quelle industrie ad alta intensità energetica (quali cemento, alluminio etc.), in modo tale da ridurre gli effetti “negativi” sulla competitività.
Infine, i limiti per l’utilizzazione di crediti acquisiti attravero il Clean Development Mechanism sarebbero rilassati enormemente, arrivando a consentire che tali crediti - o offset - possano rappresentare fino al 70% degli obiettivi di riduzione di gas climalteranti.
La leadership Europea sui cambiamenti climatici sembra quindi che stia per carbonizzarsi, per poi andare in fumo.
Italia contro Europa sulle politiche climatiche: rinnegando la nostra responsabilità
La crisi finanziaria ha anche effetti climatici. Per via della congiuntura economico-finanziaria, il governo Berlusconi si è detto pronto ad utilizzare il veto per fermare i pur modesti obiettivi climatici dell’Europa, ossia il famoso 20-20-20: nel 2020, riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, 20% di quota di energie rinnovabili e aumento del 20% dell’efficienza energetica (e - in più - il controverso obiettivo del 10% di biocarburanti per trasporti).
Una nota del Consiglio Europeo, in svolgimento e previsto per il 15 e il 16 Ottobre, ha confermato la determinazione a mantenere gli impegni presi in materia di politica climatica ed energetica. Il presidente della commissione europea, Josè Barroso, in una conferenza stampa di oggi 15 ottobre ha parimenti manifestato chiaramente la sua intenzione di mantenre inalterati gli obiettivi europei sul clima, dicendo che il clima non è un optional, né un aperitivo, e neppure un digestivo. Non ci si può impegnare solo quando ci si sente bene. E ha invitato a considerare flessibilità solamente sui meccanismi e le modalità di raggiungimento degli obiettivi, non sugli obiettivi stessi.
Il governo Berlusconi intanto (assieme al Governo polacco) non ci sta.
Read more
Agrocarburanti: obiettivi europei andrebbero sospesi
Il Comitato Scientifico dell’Agenzia Ambientale Europea ha emesso il suo parere circa l’obiettivo Europeo di utilizzo degli agrocarburanti (o biocarburanti), che è fissato nel 10% dei combustibile per trasporto su gomma. Il Comitato raccomanda la sospensione di questo obiettivo, riconoscendo come vi sono rischi di conseguenze negative e imprevedibili che potrebbero verificarsi per via di questi obiettivo. Il Comitato ha sottolineato come “l’obiettivo eccessivamente ambizioso del 10% di biocarburanti è un esperimento i cui effetti inaspettati sono difficili da prevedere e difficili da controllare”.
Conclusioni simili sono state raggiunte dal Joint Research Center della Commissione Europea. In particolare, il rapproto conclude che “Le incertezze delle emissioni dovute ad effett iindiretti, una larga fetta delle quali avverrebbe fuori dalla EU, rende impossibile dire con certezza che gli effetti netti sulle emissioni di gas serra dell’obiettivo dei biocarburanti sarà positivo”. L’analisi economica del rapporto mostra altresì che l’utilizzo di biomassa per creare combustibile liquido è molto poco efficiencte, specialmente se comparata con l’efficienza dell’uso di biomassa per produzione di energia elettrica o termica.
- Leggi il comunicato stampa della Agenzia Ambientale Europea (in inglese)
- Leggi il rapporto del Joint Research Center (PDF, in inglese)
CICEDU invita nuovamente a chiedere una moratoria su ogni obiettivo riguardante agrocarburanti, e ricorda la “Campagna per un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti, importazioni di agrocombustibili e monocolture agroenergetiche in Europa” promossa da EcoNexus:
“La presente campagna chiede un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti e agroenergia derivati da monocolture su larga scala, incluse piantagioni arboree, ed una moratoria sulle importazioni di tali agrocarburanti. Chiediamo altresì l’immediata sospensione di tutti gli incentivi quali sgravi fiscali e sussidi che beneficiano gli agocarburanti derivati da monocolture su larga scala, inclusi finanziamenti canalizzati attraverso meccanismi di commercio del carbonio, programmi internazionali di aiuto allo sviluppo o finanziamenti di istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale. Questa campagna è una risposta al crescente numero di inviti del Sud Globale contro monocolture di agrocarburanti, che sono supportati dagli obiettivi dell’Unione Europea“.
Inoltre, vogliamo ricordare la petizione per una moratoria sui biocarburanti che viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments.
Lo schema UE per il commercio del carbonio non è trasparente
Secondo la società di consulenza E3, sarebbe impossibile verificare l’intergità ambientale dei registri dei crediti della UE. E3 ha presentato un rapporto in cui emerge che i numeri di serie utilizzati per identificare blocchi di crediti di carbonio vengono riutilizzati, rendendo impossibile una verifica indipendente delle effettive riduzioni. In particolare emerge dal rapporto che sono stati identificati 238 casi di riutilizzo sia sui registri nazionali che sull’europeo Community Independent Transaction Log, e che qusto potrebbe significare che fino a 18 milioni di crediti potrebbero essere stati contati doppiamente. Il rapporto lamenta anche che in aggiunta, in Italia molti milioni di crediti hanno lo stesso numero di identificazione.
E3 lamenta che consentire il riutilizzo di permessi di emissioni con lo stesso numero di serie rende impossibile seguire “la storia” dei signoli crediti dall’allocazione al ritiro, e che un sistema che non sia verificabile da terzi indipendenti non può considerarsi trasparente. La Commissione Europe nega che il rapporto abbia fondamento.
Questa è solo l’ultima di una serie di ragioni per finalmente considerare che il commercio del carbonio non può rappresentare una soluzione aicambiamenti climatici: non in teoria, non in pratica.