Una breve critica alla posizione italiana sulla politica climatica

La polemica tra Governo Italiano e Commissione Europea non si placa. Il Governo italiano ha richiesto un “pausa”, ovvero una sospensione dell’applicazione della regolamentazione sulle emissioni di gas serra per i prossimi 12-15 mesi al fine di verificarne i costi. Lunedì vi sarà un incontro tra il Commissario Europea all’Ambiente Dimas e il Ministro delll’Ambiente Italiano Prestigiacomo. Non solo i cambiamenti climatici divengono un problema economico (piuttosto che ambientale, sociale e culturale), questa “economizzazione” del problema consente di subordinare il problema economico “clima” al problema economico “crisi finanziaria”.
Ma cerchiamo di inquadrare la politica climatica Italiana alla luce di due considerazioni: una relativa alla polemica specifica aperta sulla politica climatica europea dal Governo Berlusconi; l’altra più in generale sulla visione e politica climatica del Governo.
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L’Italia non raggiungerà i suoi obiettivi di riduzione di gas serra

Secondo un nuovo rapporto dell’Agenzia Ambientale Europea (AAE, in inglese), l’Europa-15 sarà in grado di raggiungere i propri obiettivi “cumulativi” di riduzione di gas serra. In realtà però, disaggregando i dati per singoli paesi, emerge che tre paesi non riusciranno a raggiungere i propri obiettivi: Danimarca, Spagna e Italia.
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Italia contro Europa sulle politiche climatiche: rinnegando la nostra responsabilità

La crisi finanziaria ha anche effetti climatici. Per via della congiuntura economico-finanziaria, il governo Berlusconi si è detto pronto ad utilizzare il veto per fermare i pur modesti obiettivi climatici dell’Europa, ossia il famoso 20-20-20: nel 2020, riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, 20% di quota di energie rinnovabili e aumento del 20% dell’efficienza energetica (e - in più - il controverso obiettivo del 10% di biocarburanti per trasporti).
Una nota del Consiglio Europeo, in svolgimento e previsto per il 15 e il 16 Ottobre, ha confermato la determinazione a mantenere gli impegni presi in materia di politica climatica ed energetica. Il presidente della commissione europea, Josè Barroso, in una conferenza stampa di oggi 15 ottobre ha parimenti manifestato chiaramente la sua intenzione di mantenre inalterati gli obiettivi europei sul clima, dicendo che il clima non è un optional, né un aperitivo, e neppure un digestivo. Non ci si può impegnare solo quando ci si sente bene. E ha invitato a considerare flessibilità solamente sui meccanismi e le modalità di raggiungimento degli obiettivi, non sugli obiettivi stessi.
Il governo Berlusconi intanto (assieme al Governo polacco) non ci sta.
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Agrocarburanti responsabili della crisi alimentare secondo un rapporto “segreto” della Banca Mondiale

Il 4 Luglio il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un articolo in cui si rendeva pubblico il contenuto di un rapproto “segreto” della Banca Mondiale. Tale rapporto, intitolato A Note on Rising Food Prices e fatto circolare come memo interno sin da Aprile, analizza il mercato alimentare mondiale e le cause delgli enormi rialzi dei prezzi che hanno condotto alla crisi alimentare mondiale. Traduciamo una parte del sommario del rapporto:

“L’indice dei prezzi della Banca Mondiale è aumentato del 140% tra Gennaio 2002 e Febbraio 2008. Questo aumento è stato causato da una confluenza di fattori, ma il più importante è stato il grande aumento di produzione di agrocarburanti negli USA e nella UE. Senza questo aumento di produzione di agrocarburanti, le riserve di grano e mais non sarebbero diminuite in maniera significativa, e i rialzi dei prezzi dovuti ad altri fattori avrebbero avuto un effetto solo moderato. La sospensione delle esportazioni e le speculazioni finanziarie non sarebbero accadute, essendo una reazione al rialzo dei prezzi.”

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Agrocarburanti in Guatemala = repressione di comunità indigene

Il programma del governo del Guatemala di espandere la produzione di biocarburanti, che trova supporto e fianziamento da parte della Inter-American Development Bank (IADB) viene promosso e implementato in maniera repressiva. Le comunità indigene ne soffrono le conseguenze. Segue la traduzione del comunicato stampa di Rainforest Rescue, basato sui rapporti di Rights Action, una ONG presente in Guatemala, e che ha iniziato una campagna per invitare il Direttore della IADB a rimuovere il supporto (e chiudere i finanziamenti) al governo del Guatemala.
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La crisi alimentare, la conferenza FAO e la sovranità alimentare

Si è aperta a Roma la conferenza FAO High-Level Conference on World Food Security: the Challenges of Climate Change and Bioenergy, che si concluderà il 5 giugno. La crisi alimentare è il punto centrale delle discussioni, e la speranza è quella di trovare una soluzione sia di breve periodo (risolvere la crisi e garantire accesso al cibo alle comunità in difficoltà), sia di medio e lungo periodo, quindi cercando di modificare il quadro strutturale del mercato alimentare mondiale.

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Un anno di CICEDU.org

Il sito internet del Centro Internazionale delle Cultura e dei Diritti dell’Uomo è stato aperto per un anno ormai. Per cui è interessante tirare due somme. Questo ultimo anno ha visto il CICEDU impegnarsi più decisamente in campagne e programmi legati ai cambiamenti climatici, i quali sempre più dominano la politica internazionale, continentale e nazionale, e suscitano discussioni, scambi, polemiche, e stimolano ricerche, dibattiti e conferenze. CICEDU ha scelto una posizione che sia vicino alle comunità sul territorio, nelle varie regioni del mondo, e che rispetti le scelte e le necessità delle comunità locali.

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Prognosi di disastri ambientali: l’ENI si assicura l’accesso a depositi bitumonosi in Congo

L’ENI ha firmato un accordo con il Governo del Congo su un piano energetico che prevede tre punti principali. In primo luogo, l’ENI si è assicurata l’accesso a depositi bituminosi su un area di circa 1800 chilometri quadrati, In secondo luogo, l’ENI opererà progetti legati a petrolio convenzionale e in relazione alla produzione di energia elettrica in Congo. Infine, l’ENI utilizzerà 70,000 ettari di terra per la produzione di olio di palma, sia per fini alimentari che come agrocarburanti, in un progetto chamato Food Plus Biodiesel (Cibo più biodiesel).
L’ENI definisce questo accordo come un nuovo modello di cooperazione
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Rifiuti e giustizia ambientale

CICEDU normalmente non si occupa direttamente del problema dei rifiuti, delle discariche, degli inceneritori. Ma il nuovo Governo ha appena approvato un decreto legge per risovlere la questione dei rifiuti a Napoli e in Campania, in cui si manda avanti con decisione la politica delle discariche, dei “termovalorizzatori” e dell’incenerimento dei rifiuti. Se da una parte è fondamentale risolvere la crisi dei rifiuti di Napoli il prima possibile, è anche vero che non si debba utilizzare l’emergenza come strumento per “forzare” una politica di lungo termine poco lungimirante e che favorisca interessi economici piuttosto che soluzioni di buon senso.
E questa strategia sembra non dar peso alle evidenze medico-scientifiche disponibili, né sembra rispettare il principio di precauzione che dovrebbe guidare le scelte politiche in materia di salute pubblica e ambiente.

In particolare vogliamo concentrare l’attenzione sull’incenerimento dei rifiuti.
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Agrocarburanti, terra rubata e perdita di biodiversità

Ancora una storia di terra rubata e di perdtia drammatica di foreste e biodiversità per “far posto” a piantagioni intensive finalizzate alla produzione di agrocarburanti. L’area interessata è la regione di Chocò in Colombia, dove sin dal 1996 si susseguono storie di abusi di diritti umani, violenze, esproriazioni illegali di terre etc nell’ambito dei programmi di espansione della produzione di olio di palma.

Per maggiori informazioni: http://www.climateark.org/alerts/send.asp?id=colombia_biofuel (in inglese) e http://www.salvalaselva.org/protestaktion.php?id=255 (in spagnolo)

CICEDU invita nuovamente a chiedere una moratoria su ogni obiettivo riguardante agrocarburanti, e ricorda la “Campagna per un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti, importazioni di agrocombustibili e monocolture agroenergetiche in Europa” promossa da EcoNexus
“La presente campagna chiede un’immediata moratoria sugli incentivi dell’Unione Europea per agrocarburanti e agroenergia derivati da monocolture su larga scala, incluse piantagioni arboree, ed una moratoria sulle importazioni di tali agrocarburanti. Chiediamo altresì l’immediata sospensione di tutti gli incentivi quali sgravi fiscali e sussidi che beneficiano gli agocarburanti derivati da monocolture su larga scala, inclusi finanziamenti canalizzati attraverso meccanismi di commercio del carbonio, programmi internazionali di aiuto allo sviluppo o finanziamenti di istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale. Questa campagna è una risposta al crescente numero di inviti del Sud Globale contro monocolture di agrocarburanti, che sono supportati dagli obiettivi dell’Unione Europea

Inoltre, vogliamo ricordare la petizione per una moratoria sui biocarburanti che viene dall’Africa: An African Call for a Moratorium on Agrofuel Developments

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